ETICA E SOCIETA'

di Giulio Alfano


Spesso si parla del rapporto tra etica e politica, ma soprattutto tra etica e società secolarizzata, senza capire cosa sia l'etica: si tratta di un insieme di comportamenti ispirati da imperativi morali; occorre quindi capire che il comportamento etico non riguarda il perfezionamento in sé, ma una "competitività" sociale.

Il grande problema è quindi trasformare le regole in comportamenti e l'etica scopre in politica gli spazi per salvare la democrazia con due elementi: la lotta all'illecito e quella alla bugia, che gli antichi definivano "locutio contra mentem".

L'etica è perciò una disciplina filosofica che esplora il campo morale, con analisi sistematiche sul bene morale per individuare il comportamento normativo attraverso il quale l'uomo può raggiungere il retto agire, perché l'etica è implicitamente "politica".

Altrettanto importante ci sembra essere il problema dei valori, intimamente connesso con quello dell'etica: per valori si intende l'oggetto di scelte morali, e questa connotazione inizia con gli stoici, trova il suo momento fondamentale in Kant e attraverso la riflessione nietzschiana, giunge fino al nostro tempo innestando i valori nella storia, con le situazioni, col differenziarsi nello spazio e nel tempo delle condizioni e modi di vita creando una interessante intersezione tra la problematica filosofica e quella sociologica, determinando per valore un significato positivo, rilevante nell'esperienza dei singoli e dei gruppi, espressione di bisogni o desideri che rendono comprensibili le interrelazioni tra gli uomini.

La politica è una realtà positiva, necessaria perché l'uomo non può non vivere in società, aperto alle relazioni col mondo, per cui la comunità politica non è "opzionale" ma naturale, nel senso di conservare la persona civitatis che ha una esistenza che è il fine stesso della società.

La comunità va conservata come realtà utile all'uomo e il suo fine non è il mantenere gli arbitri, ma evitare che l'uomo viva male, che segua invece la ragione.

La politica, come ricorda Aristotele, è soprattutto intelligenza, perché va colta nella sua essenza e richiede una attitudine filosofica di fondo. Oggi col termine "democrazia" si intendono sistemi politici assai diversificati, ma nessuno pare la neghi, con un unanimismo di maniera, quasi una laica religione per un futuro migliore.

Secondo il pensiero classico, si tratta di una degenerazione; per Aristotele era la degenerazione della stessa "politeia", esattamente come la tirannia e l'oligarchia erano la degenerazione della monarchia e dell'aristocrazia e perché la peggiore degenerazione democratica è quella in cui a posto della legge governa l'anonima massa, quindi la demagogia che è l'espressione della passione che in favore del volontarismo assoluto, calpesta i diritti della giustizia: non a caso uno dei problemi maggiori della nostra epoca.

Nel mondo classico il cittadino era libero nella libertà della "polis": per i greci ad esempio, democrazia era soltanto quel sistema di governo nel quale le decisioni sono collettive e il cittadino si sentiva protetto ed accresciuto dalla comunità, partecipando alla quale affermava la propria libertà. Non si contrapponeva allo stato, come poi è stato inteso dai moderni e la concezione della politica si fondava sull'uniformità, che era poi la base dell'ordine sociale e dell'autorità.

Per questo il diritto romano esprime l'esigenza di ricondurre ad unità le diverse e contrastanti volontà dei singoli. Tuttavia l'individuo godeva di rispetto, ma in quanto cittadino, perché una considerazione maggiore non vi era mancando l'idea di creazione, non percependo il valore antico dell'uomo e del suo fine ultimo.

Prof. Giulio Alfano
febbraio 2004

[Il libro del prof. Alfano "Il pensiero etico contemporaneo" è già stato segnalato dal nostro sito]




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