HANNO GIA' DETTO
NELL'ANNO 2003


"Dobbiamo ancora fare un po' di conti con la storia, questo sì ... Nel Dopoguerra s'impose l'idea che l'Italia avesse partecipato al conflitto dalla parte dei vincitori. Si riuscì a far dimenticare che l'Italia la guerra l'aveva persa. Una delle strade fu quella di dire che gli italiani erano sempre stati antifascisti. Non era vero. E' un mito che abbiamo costruito noi, con la resistenza, col comportamento di De Gasperi alla conferenza di pace. La mia è anche un'autocritica. Abbiamo lavorato fortemente per creare un'immagine dell'Italia del periodo fascista non compromessa con il regime. Questo è sicuramente un elemento mitologico, non corrispondente alla realtà, che siamo riusciti a far entrare di prepotenza nella storia del Dopoguerra"
Vittorio Foa, combattente di "Giustizia e Libertà" e aderente al Partito d'Azione, a proposito di una intervista su "La Repubblica", tratto dal quotidiano "Il Foglio" del 30/12/2003

"Il paradosso è che quelli che vanno d'accordo sono separati. E quelli che non si sopportano stanno insieme. Sia da noi [nel centro-sinistra, ndr] che nella Casa delle Libertà. E' ora di farla finita"
Clemente Mastella, leader di Alleanza Popolare, tratto dal quotidiano "La Nazione" del 13/12/2003

"Io lo dico sempre ai miei colleghi del centrosinistra: se non ci fosse Berlusconi come faremmo a stare assieme? E' lui che compatta tutto, da una parte e dall'altra. Quando Berlusconi non ci sarà più, sarà inevitabile un terremoto politico ... Come Alleanza popolare non ci sentiamo a nostro agio a stare con chi sbandiera gli attrezzi agricoli della falce e del martello""
Clemente Mastella, leader di Alleanza Popolare - UDEUR, tratto dal quotidiano "Il Giornale" del 8/12/2003

"La democrazia ha bisogno di un minimo di Stato di diritto. La presenza degli americani e degli alleati è necessaria per garantire la possibilità alle forze interne del Paese [Iraq, ndr] di una progressiva presa di coscienza. Un ritiro delle forze della coalizione porterebbe ad una situazione drammatica"
Mons. Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo della Chiesa latina di Baghdad, tratto dal quotidiano "Avvenire" del 7/12/2003

"Non è corretto venir meno alla propria posizione di neutralità. E aggiungo: se Prodi si presenterà alle elezioni europee compirà un atto da irresponsabile. La sua agenda di Presidente della Commissione è piena di impegni gravosi. Bisogna condurre in porto l'allargamento, forse anche la Costituzione europea non sarà ancora completata. Occorrerà esaminare con cura il dossier della Turchia che attende una risposta sui negoziati con l'Unione. E il Presidente della Commissione che cosa fa? Pensa alle elezioni e alla politica italiana? No. Inaccettabile. Inaccettabile"
Hans-Gert Pottering, Presidente del Gruppo del PPE al Parlamento Europeo, tratto dal quotidiano "Corriere della Sera" del 11/11/2003

"Casini ha le carte in regola per prendere il posto di Berlusconi. Se sta tranquillo, se non commette sbagli, ha buone possibilità. Come per Fini, i suoi problemi sono nel rapporto che ha col suo partito. Follini ha una identità democristiana e la usa per guidare l'UDC. Casini invece ha una identità unitaria, che coincide con l'identità della Casa della Libertà. Se vuole diventare l'erede di Berlusconi Casini deve difendere questa identità, deve fare in modo che il governo riesca"
Gianni Baget Bozzo, editorialista e consigliere di Berlusconi, tratto dal quotidiano "L'Unità" del 11/11/2003

"Vede io non riesco a capire perché Berlusconi è freddo sull'idea di formare un Partito Popolare italiano chiedendo a Fini e Casini di aderirvi. Li neutralizzerebbe, li metterebbe entrambi di fronte alle loro responsabilità e risolverebbe in questo modo buona parte dei suoi problemi"
Francesco Cossiga, Presidente emerito della Repubblica, tratto dal quotidiano "La Stampa" del 7/11/2003

"Forse perché altre radici culturali sono perse o non troppo citabili o semplicemente mancanti, nella hit parade dei testi sacri della democrazia De Gasperi, Moro e Sturzo sbancano su tutti i fronti: a me è toccato di ascoltare, con sublime compiacimento, un'adesione al degasperismo così convinta, da parte di Francesco Rutelli, che neanche Giulio Andreotti avrebbe potuto testimoniare con eguale trasporto"
Pino Pisicchio, esponente dell'UDEUR, tratto dal quotidiano "Il Campanile" del 7/11/2003

"Il maggioritario ha ucciso la DC, non Tangentopoli, se è vero come è vero che il 15,8% raccolto nel 1994, nella prima applicazione del "Mattarellum" dai post-democristiani, consentì solo 33 seggi alla Camera, contro i 117 che, con gli stessi voti, avrebbero raccolto col sistema proporzionale"
Pino Pisicchio, esponente dell'UDEUR, tratto dal quotidiano "Il Campanile" del 7/11/2003

"Il modo in cui Pier Ferdinando Casini gestisce la prestigiosa carica istituzionale di Montecitorio ottenuta all'inizio della legislatura mi ricorda ogni tanto uno dei "cavalli di razza" della DC, pur tanto diverso da lui sotto molti aspetti, a cominciare da quello fisico: Amintore Fanfani. Il quale da presidente del Senato, peraltro in perenne corsa per il Quirinale, pretendeva di essere considerato, e magari si considerava sinceramente lui stesso, al di sopra delle parti, rigorosamente estraneo ai giochi e giochetti del suo e degli altri partiti. Ma non riusciva, poverino, a sottrarsi alla tentazione di condizionare anche i più piccoli aspetti della lotta politica, lasciandovi per giunta segni tangibili""
Francesco Damato, giornalista, tratto dal quotidiano "Il Giornale" del 21/8/2003

"Era [Alcide De Gasperi, ndr] consapevole che l'azione del politico cristiano, pur autonoma dalla comunità cristiana, è anch'essa azione profetica. Era stata precisa la chiamata. Ed egli fu sempre attento alla voce di Dio e vigilante nel rispondergli"
Mons. Armando Costa, sacerdote, durante la S.Messa in ricordo di Alcide De Gasperi a Borgo Valsugana, tratto dal quotidiano "L'Adige" del 20/8/2003

"Alcide De Gasperi non è stato solo il costruttore della Democrazia Cristiana a livello italiano e europeo, ma anche e soprattutto il Presidente del Consiglio della ricostruzione italiana, l'uomo che ha riedificato con il concorso dei leader democratici un'Italia uscita umiliata dall'esperienza fascista. In questo senso De Gasperi appartiene all'Italia intera e la sua testimonianza non acquista un valore di parte, ma è divenuta partimonio comune di tutte le forze politiche italiane"
Pier Ferdinando Casini, Presidente della Camera dei Deputati, in un messaggio a Maria Romana De Gasperi, tratto dal quotidiano "Avvenire" del 19/8/2003

"Egli [Alcide De Gasperi, ndr] testimoniò attraverso tali incarichi le sue scelte per una democrazia dall'identità ben definita: parlamentare, non meramente formale, ma in cui alle garanzie per la libertà si accompagnassero quelle per l'uguaglianza, la giustizia sociale, la solidarietà e, ancora, caratterizzata dalla partecipazione e dal pluralismo. Memore della drammatica esperienza del ventennio fascista, egli ribadiva sempre l'importanza del pluralismo dei partiti."
Carlo Fracanzani, ex ministro DC, tratto dal quotidiano "Il Gazzettino" del 19/8/2003

"Per De Mita, e un tempo per tutti i popolari, il centrosinistra era una specie di coalizione di tutte le forze democratiche per battere l'alieno Berlusconi coi suoi impresentabili alleati fascisti, secessionisti e clerico-traditori. C'era nell'Ulivo, secondo De Mita, una specia di ciellinismo discutibile ma a suo modo capace di proteggere una autonomia dei cattolici-democratici. Prodi non ha mai condiviso questa impostazione. L'idea di un'alleanza tra il centro e la sinistra non lo ha mai interessato. Lui ha concepito sempre l'Ulivo come una forza politica profondamente nuova, innervata nel bipolarismo, interessata a battere Berlusconi. Nell'idea di De Mita, e forse anche di D'Alema, c'erano la DC e il PCI: una DC a cui Berlusconi aveva rubato elettori ed eletti, ma che sarebbe miracolosamente risorta passato il ciclone di Arcore; un PCI sconfitto dalla storia ma ancora proponibile nella edizione riveduta e corretta di una socialdemocrazia pur costruita senza e addirittura contro i socialisti"
Gianfranco Rotondi, deputato UDC, tratto dal quotidiano "Avanti!" del 17/8/2003

"Se la Margherita torna ad apparire un cespuglio all'ombra della Quercia, mentre l'UDC diventa competitiva, si potrebbero determinare spostamenti non solo all'interno dei poli, che alla fine lasciano le cose come prima, ma dall'uno all'altro. Un fenomeno che, anche se contenuto, in un sistema maggioritario darebbe esiti molto consistenti"
Il Foglio, a proposito delle elezioni amministrative parziali del 25/5/2003, tratto dal quotidiano “Il Foglio” del 28/5/2003

"Abbiamo sentito leader politici della sinistra lodare i democratici cristiani perché si sono fatti compostamente processare difendendosi solo nelle aule di giustizia. Ma non abbiamo mai sentito una parola di indignazione da parte di Rutelli, di D'Alema, di Cofferati, di Bertinotti o di Prodi per quanto è stato fatto ad uno statista come Giulio Andreotti lasciato per dieci anni alla mercé dei peggiori mafiosi. Non abbiamo sentito una sola parola di indignazione da parte di Violante, Castagnetti, Diliberto o Parisi per la lunga carcerazione preventiva cui sono stati sottoposti Lillo Mannino, Clelio Darida, Franco Nobili e tantissimi altri politici, socialisti e democristiani, risultati poi del tutto estranei alle accuse mosse loro quasi sempre dagli stessi procuratori della Repubblica"
Geronimo, pseudonimo, tratto dal quotidiano “Il Giornale” del 22/5/2003

"Il tempo è galantuomo. Certo, se fosse più veloce sarebbe meglio ... Questo processo mi ha probabilmente allungato la vita. Ho letto che qualcuno sperava che togliessi il disturbo prima della sua conclusione e io non l'ho tolto"
Giulio Andreotti, ex Presidente del Consiglio, a seguito della sentenza d'innocenza di secondo grado al processo di Palermo, tratto dal quotidiano "La Nazione" del 3/5/2003

"Moro era un proporzionalista 'naturaliter', perché credeva nella politica e nel suo primato che si afferma attraverso il partito. La stagione presente è il luogo del dileguamento della forma-partito e della consegna della politica ad un pugno di oligarchi che non devono certo esercitarsi nella paziente tessitura di maieutiche con i loro parlamentari"
Pino Pisicchio, UDEUR, tratto dal quotidiano "Il Campanile" del 13/3/2003

"Agli inizi della mia attività, guardavo con invidia i democristiani, sempre uguali nel bene come nel male. Ho capito che il loro atteggiamento era dettato dall'umiltà, dall'esperienza e dal rispetto delle istituzioni e così cerco di fare anch'io"
Alessandra Guerra, leghista, candidata alla presidenza della regione Friuli per la Casa delle Libertà, tratto dal quotidiano "Il Gazzettino" del 13/3/2003

"Facile riconoscere dietro i successi del ministro [Beppe Pisanu, ndr], entrato in campo dopo la sostituzione traumatica di Scajola, l'impronta della democristianità, del lungo tirocinio, al servizio dello Stato, degli uomini cresciuti nell'ex partito di maggioranza ...
... e c'è la democristianità di Pisanu che fu il capo della segreteria politica di Benigno Zaccagnini in anni traumatici, traumatici per la DC, scombussolata dal 'sorpasso' comunista, e per la compagine nazionale, trafitta dal delitto Moro. Sono cose che restano.
Figlio di una delle tante anime DC, Pisanu non accettò nel 1993 il suicidio del suo partito, dissoltosi nell'antipolitica per seppellirsi a sinistra, facendo propri il costume e l'etica che la DC aveva sempre combattuto: il moralismo giacobino, la mitologia della società civile e incorrotta, la vergogna del potere"

Pialuisa Bianco, giornalista, tratto dal quotidiano "Il Foglio" del 11/3/2003

"Come il '68 fu la scintilla che poi fece divampare l'incendio terroristico negli anni '70, così il Social Forum di Genova è la scintilla che ha fatto appiccare l'incendio terroristico nei giorni nostri. In Italia stiamo assistendo alla genesi di un nuovo terrorismo di sinistra che trova, oggi come ieri, una grande linfa da tutti questi sommovimenti di piazza ... Il mio sospetto è che fino a quando la sinistra non tornerà al governo nessuno denuncerà le attività illegali del movimento, no global o pacifista che sia. Anzi, se a causa di questa guerra più minacciata che combattuta qualcuno sparerà a qualche ufficiale americano in Italia troveremo anche i cattolici di Famiglia Cristiana che scriveranno così: io non giustifico ma comprendo"
Francesco Cossiga, Presidente emerito della Repubblica, tratto dal quotidiano "La Padania" del 5/3/2003

"Vissuta all'ombra del Muro di Berlino Est, questa democristiana tenuta a battesimo da Helmut Kohl ha dato sfogo al sentimento profondo della 'nuova Europa', di quella parte del continente per la quale il legame con gli Stati Uniti non è un retaggio scontato del passato. Riconoscenza profonda e trepidazione per la sorte di un rapporto che è parte dell'identità e della memoria: questo ha manifestato Angela Merkel [leader dei democristiani tedeschi della CDU, ndr] agli americani"
Stefano Mannoni, pubblicista, tratto dal quotidiano "Il Foglio" del 28/2/2003

"L'Ulivo non reggerebbe [nell'eventualità di una seconda risoluzione ONU contro l'Iraq, ndr]. Preché i movimenti, Cofferati, parte del correntone DS, la mia amica Rosy Bindi, direbbero di no anche all'ONU, se autorizzasse l'intervento. E proprio loro creerebbero le condizioni per cinque secoli di governo di Berlusconi, che resterebbe l'unico paladino dell'atlantismo e del legame con l'Occidente in Italia"
Franco Marini, Margherita, tratto dal quotidiano "Il Foglio" del 7/2/2003

"Il mio amico D'Alema esagera a parlare con Berlusconi, e poi allo stesso tempo va ad abbeverarsi in Brasile, da Lula. Non è certo il solo, in Italia c'è sempre bisogno di imitare qualcuno. Prima c'era il blairismo e la terza via, adesso tutti vogliono portarci qui l'effetto Lula. Senza tener conto che Lula ha perso tre elezioni prima di farcela"
Clemente Mastella, leader dell'UDEUR, tratto dal settimanale "L'Espresso" del 23/1/2003

"La Bindi è una che ha sempre molto successo nel campo altrui ma mai nel proprio, è un'anomalia che va avanti dai tempi della DC. E' una che dice pana al pane e vino al vino. Ma con le posizioni estreme che ha, sarebbe peggio di Cofferati. Al governo ci andremmo nel 2500"
Clemente Mastella, leader dell'UDEUR, tratto dal settimanale "L'Espresso" del 23/1/2003

"Continuo a considerarmi parte, sia pure non esclusiva, di una lunga storia di democrazia, costruita anche con quei valori del solidarismo cristiano che hanno contribuito a garantire pace sociale al Paese"
Emilio Colombo, senatore a vita, tratto dal quotidiano "Il Mattino" del 17/1/2003

"Non credo sia possibile, con questa legge elettorale, la riaggregazione [degli ex dc, ndr]. Non penso certamente a una riedizione 'mignon' della DC ripetendo come farsa quella che è stata una grande storia. Ritengo tuttavia che in un Paese fragile, lacerato e ferito da un conflitto di fondo che appare, agli atti, irriducibile, e che contrappone due coalizioni sostanzialmente elettorali, vi sia ancora un ruolo per una grande forza di ispirazione cristiana, con un pensiero forte alimentato dall'originalità degli affluenti culturali che lo hanno connotato"
Emilio Colombo, esponente della Democrazia Cristiana, tratto dal settimanale "Sette - Corriere della Sera" del 9/1/2003

"Ad uccidere la DC è stata non tanto Tangentopoli, che pure la ha fortemente ferita; è stato soprattutto il bipolarismo. La DC, infatti, traeva la sua forza soprattutto dall'abitare quella piazza di centro che è molto amata - ieri come oggi - da milioni di italiani. Oggi quella piazza, all'insegna del moderatismo, non esiste più: con la sua morte è morta la DC, anche se ad essa si rifanno piccoli gruppi che occupano le 'piazzette' al centro dei due schieramenti bipolari"
Filippo Gentiloni, giornalista e scrittore, tratto dal quotidiano "Il manifesto" del 9/1/2003

"Accanto al cadavere del partito giace un altro cadavere, molto importante per la politica cattolica (o dei cattolici). E' morta anche quella famosa dottrina sociale della Chiesa che della DC doveva essere l'anima e il coagulante ... Era la dottrina che permetteva di abitare la piazza della mediazione: contro ogni forma di socialismo ma anche di liberalismo; a favore della proprietà privata ma contro il capitalismo 'sfrenato'; a favore dello stato ma contro il suo eccessivo potere"
Filippo Gentiloni, giornalista e scrittore, tratto dal quotidiano "Il manifesto" del 9/1/2003

"In realtà non esiste più una proposta politica 'cattolica', quella appunto che era rappresentata dalla dottrina sociale della Chiesa. Esistono alcune rivendicazioni parziali, proprio quelle che Berlusconi cerca di accontentare per aumentare i suoi consensi, ma non esiste un programma complessivo, un 'modello' di stato e di società. Logico, quindi il frazionamento, logica la preferenza o per la destra o per la sinistra. Logica, quindi, anche una certa irrilevanza del voto politico dei cattolici in quanto tali"
Filippo Gentiloni, giornalista e scrittore, tratto dal quotidiano "Il manifesto" del 9/1/2003

"Oggi viene rimpianta soprattutto la politica. La sua capacità di elaborazione e di mediazioni. Il suo ufficio di costruire un progetto e di aprirlo a una feconda e libera discussione regolata dal consenso popolare. La DC era uno dei grandi luoghi della politica, nel quale una rilevante tradizione storica, culturale e civile si misurava con i problemi del Paese ... La DC era un partito vivo, animato da forti correnti ideali, peraltro strutturalmente organizzate, finanche rissoso, ma con una grande capacità di sintesi unitaria. Le leadership nascevano sul campo, nel cuore del confronto democratico"
Emilio Colombo, esponente della Democrazia Cristiana, tratto dal settimanale "Sette - Corriere della Sera" del 9/1/2003

"Ritengo assolutamente fondamentale che quando si ragiona su nuove istituzioni ci sia parallelamente un lavoro di ricostruzione dei partiti. Qualsiasi riforma ha bisogno di partiti veri, che siano cioè luoghi di militanza e di elaborazione di idee. È questo il vero contrappeso al governo del premier. In molti Paesi europei ciò è avvenuto. Noi invece siamo passati dalle grandi agenzie ideologiche e clientelari degli anni Sessanta a una terra di nessuno"
Marco Follini, leader dell'UDC, tratto dal quotidiano "Corriere della Sera" del 7/1/2003

"Noi che siamo stati democristiani e ora, magari, militiamo in partiti diversi, tutti noi, insomma, dovremmo riconoscere insieme il merito della Democrazia Cristiana, incorniciare quel passato e andare avanti. Oggi la storia è un'altra"
Claudio Scajola, ex ministro di Forza Italia, tratto dal quotidiano "Corriere della Sera" del 6/1/2003

"La Lega è stata una scelta sentimentale, l'UDC una scelta obbligata e razionale. La Lega non è un partito con una dialettica interna. E' paradossale che chi si batte per il federalismo poi pratichi il centralismo democratico. Un partito federalista anche al suo interno avrebbe consentito la crescita di una nuova classe politica. Bossi non l'ha consentito"
Andrea Rigliano, consigliere comunale di Gallarate (Varese), ex leghista ora UDC, tratto dal quotidiano "Il Riformista" del 4/1/2003

"Oggi al Nord c'è una massa imponente di amministratori nati leghisti e che adesso rischiano di morire berlusconiani o democristiani. Ma se lo sbocco in Forza Italia tutto sommato è prevedibile, un po' curioso è l'approdo nello scudocrociato del Terzo millennio"
Il Riformista, in un'inchiesta sulla Lega Nord nelle valli del varesotto, tratto dal quotidiano "Il Riformista" del 4/1/2003

"Occorre un Presidente del Consiglio più forte, o per lo meno in linea con i poteri dati a sindaci e governatori, unitamente ad un sistema proporzionale simile a quello vigente per le regioni, che ha dimostrato di assicurare governabilità e rappresentatività"
Clemente Mastella, leader dell'UDEUR, tratto dal quotidiano "La Nazione" del 2/1/2003

"Rispetto al Velino, aggiusteremo il tiro [della linea politica, ndr]: oggi un'agenzia di governo contro l'opposizione non serve. Saremo sempre berlusconiani, ma con una novità: riserveremo grande attenzione all'Udc di Marco Follini e di Pier Ferdinando Casini, e cercheremo di favorire un dialogo molto aperto tra Udc e Forza Italia, con l'auspicio che si arrivi a costruire un unico grande partito di centro"
Lino Jannuzzi, giornalista e parlamentare, in occasione di una presentazione della nuova agenzia di informazioni Il nuovo Velino, tratto dal settimanale "Panorama" del 2/1/2003

"Carlo De Benedetti ha ritrovato il Partito d'Azione, con leggero mutamento di sigla. Così tutte le componenti della coalizione per abbattere Silvio Berlusconi e per incoronare Romano Prodi vanno a posto ... Gli italiani hanno sbugiardato Mussolini, figuriamoci se non sbugiardano De Benedetti, Nanni Moretti e Paolo Flores d'Arcais. L'Ulivo ha suicidato il Partito comunista nelle sue varie formule, il PCI ha seguito la DC nella sua abdicazione, le 'vite parallele' non si sono smentit, nemmeno alla fine. Il 'partito degli intellettuali' segna la notte politica della sinistra italiana"
Gianni Baget Bozzo, sacerdote e giornalista, tratto dal settimanale "Panorama" del 2/1/2003




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