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di Francesco Butini Nel settembre scorso, le elezioni politiche tedesche videro la conferma dell'attuale maggioranza rosso-verde del cancelliere socialdemocratico Schroeder, e la sconfitta del blocco democristiano CDU-CSU guidato dal bavarese Edmund Stoiber. I temi economici dominarono il dibattito politico in Germania per tutto il 2002, soprattutto in riferimento ai pessimi risultati conseguiti dalla sinistra tedesca sul fronte dello sviluppo economico e dell'occupazione. La campagna elettorale subì una svolta con l'irruzione nel dibattito del tema Iraq, immediatamente agguantato dal cancelliere uscente Schroeder per cavalcare la consueta ritrosia dei popoli a fare una guerra. Compreso quello tedesco. In quei frangenti, il democristiano Stoiber apparve equilibrato e responsabile, dichiarando che la Germania avrebbe affrontato al momento opportuno le scelte di politica internazionale che in quel dato momento sarebbero state sul tavolo. Il socialdemocratico Schroeder si impegnò invece in un "mai in guerra contro l'Iraq" che ha attirato simpatie populiste sufficienti per vincere le elezioni allora, e per essere un elemento di instabilità nell'alleanza tra Europa e Stati Uniti oggi. Questo è il costo della sconfitta dei democristiani in Germania. Un costo che non pagano solo i tedeschi, con una disoccupazione ancora in crescita ed una difficoltà quasi strutturale ad uscire dalla stagnazione economica, ma che viene pagato da tutti gli europei. Indipendentemente dalle opinioni sulla guerra a Saddam Hussein, dichiarare che anche con il voto favorevole del Consiglio di Sicurezza dell'ONU la Germania si chiama fuori comunque, significa indebolire l'azione delle Nazioni Unite, rendendo manifesto che qualunque cosa succeda, Saddam per il governo tedesco può stare tranquillo. Indipendentemente dall'Iraq, una Germania siffatta non può che destare preoccupazione. Se la crisi di rapporti, che ha coinvolto direttamente anche le strutture interne alla NATO, non fosse ricomposta, si renderebbe inevitabile una frattura tra Stati Uniti e Germania che costituirebbe una preoccupante novità nello scacchiere internazionale. La forza elettorale dei democristiani tedeschi, la loro affidabilità ed il loro equilibrio, sono fondamentali per tutti in Europa. Francesco Butini 28 gennaio 2003
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