APERTO IL DIBATTITO SUL PARTITO UNICO DEL CENTRO DESTRA

di Francesco Butini


La Francia inizia il suo anno elettorale senza che ancora i due più probabili e quotati concorrenti alla presidenza della Repubblica (l'attuale Presidente Chirac, neogollista, e l'attuale premier Jospin, socialista) abbiano ufficialmente presentato la loro candidatura. Nel centro destra, nel frattempo, prende copro un dibattito teso ad individuare le ragioni e le opportunità per creare un partito unico di tutto il centro destra francese.

Lo sfondo sul quale si anima tale dibattito è la campagna elettorale che vede probabilmente per l'ultima volta attori di una classe politica che, per ragioni di età, non sarà più protagonista nelle successive sfide politico-elettorale. Vi è la sensazione che dopo queste presidenziali, un nuovo ceto politico dovrà emergere sia nella sinistra che nel centro destra francese, con tutte le conseguenze che un ricambio generazionale porta con sé. Anche con la nascita di nuove formazioni politiche.

Per la verità già in questi mesi il candidato dell'UDF Francois Bayrou, membro del PPE, ha posto l'accento sul superamento generazionale del binomio Chirac-Jospin, o tra neogollisti e socialisti, binomio che domina da venti anni la politica francese.

Al primo meeting dell'Union en Mouvement (UEM), formazione che raccoglie tutti i sostenitori del presidente della repubblica uscente Chirac indipendentemente dalle attuali appartenenze partitiche, tenuto a Lambersart presso la città di Lille nel nord della Francia, il 19 dicembre 2001, il dibattito sul partito unico del centro destra francese ha preso quota.

Philippe Douste-Blazy, capo dei deputati centristi dell'UDF all'Assemblea Nazionale, e forte sostenitore dell'UEM (anche se il suo leader di partito Bayrou è candidato alle presidenziali), ha sostenuto che è necessario costruire in Francia "un movimento nuovo ed audace, un grande movimento popolare come quelli che hanno fatto vincere la destra altrove in Europa". Un altro deputato, il neogollista Francois Fillon, ha dichiarato secondo il quotidiano Le Figaro "per una volta, facciamo quello che gli elettori di destra ci domandano, cioè di riunirci".

Michèle Alliot-Marie, segretaria della formazione neogollista RPR, è molto più cauta, e parla di rispetto della storia di ciascuno e di alleanza tra partiti. Secondo alcuni giornali francese pare rassegnata a seguire la politica dell'unificazione, purché l'RPR sia la forza motrice del soggetto unico.

Il punto è la natura "chiraquienne" che potrebbe avere tale formazione unica del centro destra. Sono i consiglieri di Chirac, soprattutto l'ex premier gollista Alain Juppé, che sostengono questa politica. In tale prospettiva, l'ex ministro degli interni Jacques Pasqua, ex gollista e fondatore di un proprio partito, non intende assolutamente trasformare l'Union en Mouvement in un partito unico.

Anche Bayrou, leader dell'UDF, contesta il partito unico, considerandolo niente più che una ennesima manovra dei neogollisti di "impadronirsi" di tutto il centro destra attraverso l'UEM.

Favorevole ad una confederazione di partiti ma non ad una fusione è Philippe Séguin, e lo stesso capogruppo gollista all'Assemblea Nazionale Jean Louis Debré considera prematura l'apertura di una fase di fusione dei partiti del centro destra.

Infine l'ex primo ministro Edouard Balladur è da sempre sostenitore della riunificazione dei partiti del centro destra, sostenendo di dover andare oltre l'attuale struttura dell'UEM, in quanto non sufficientemente "unita".

Le opinioni sono varie, ed il processo è molto controverso.

Anche nel vicino Belgio, il partito social cristiano PSC ha iniziato a discutere la necessita di fondersi, o almeno di federarsi, con il cartello liberale belga, per superare le proprie difficoltà politiche.

Il panorama dei partiti europei pare in movimento, ed il dibattito sulla propria identità e collocazione futura risulta aperto.


Francesco Butini
12 Gennaio 2002



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