I DUBBI DELL'UDF

di Francesco Butini


Mentre nella sinistra francese cresce l'attenzione (e l'attesa) per l'ex-socialista Jean-Pierre Chevènement, candidato alternativo al premier Jospin, il centro destra non pare aver ancora trovato il giusto passo per combattere efficacemente la battaglia per l'Eliseo.

Chevènement introduce indubbiamente una frattura nella sinistra francese, ancora in attesa dell'officializzazione della candidatura del premier Jospin alla Presidenza della Repubblica. Formalmente, nessun socialista è ancora candidato. Parla di ordine, Chevènement, di rassicurare i francesi, e questo rassicura poco i socialisti di Jospin. La sinistra di Chevènement, secondo Le Figaro, è una sinistra patriottica, centralizzatrice, sociale, in alternativa alla sinistra dominante negli ultimi venti anni più liberale, europeista, "girondina".

A sei mesi dalle elezioni presidenziali, l'attuale Presidente Chirac rimane in testa alle intenzioni di voto dei suoi cittadini. Ma non c'è molta calma nel centro destra francese.

Il candidato dell'UDF Bayrou (membro del Partito Popolare Europeo), in un sondaggio BVA dei primi giorni di novembre, avrebbe raccolto un modesto 4%. Troppo poco per incoraggiarlo sulla strada della battaglia elettorale, a sufficienza per suscitare nell'UDF i primi seri dubbi sulla strategia elettorale dell'UDF.

E' stato il "presidente delegato" dell'UDF Harvé de Charette (nonché ex ministro degli esteri) ad iniziare a porre la questione, soprattutto a riguardo della strategia di Bayrou del terzo uomo, ponendo quindi Chirac e Jospin sullo stesso piano. Ma altri problemi si sono aggiunti. Il 24 ottobre scorso il Partito Radicale ha annunciato di lasciare l'UDF in quanto Bayrou sarebbe troppo centrista e troppo poco rassembleur.
Ma anche il sindaco UDF di Saint Etienne, e poi il presidente UDF del consiglio generale del Lot-et-Garonne, hanno suggerito a Bayrou di ripensarci in merito alla candidatura. E anche Pierre Méhaignerie, uno dei politici di riferimento per l'UDF, sta pensando ad un unico partito del centro destra francese. Per non parlare poi del presidente del gruppo parlamentare UDF all'Assemblea Nazionale, Philippe Douste-Blazy, da sempre sostenitore di un nuovo sostegno al Presidente uscente Chirac.
Non sono pochi i parlamentari UDF che fanno parte dell'Union en mouvement (UEM), il movimento trasversale a tutto il centro destra che raggruppa tutti i sostenitori di Chirac.

Indubbiamente pesano su queste polemiche e incertezze anche le preoccupazioni che i parlamentari dell'UDF hanno di essere rieletti il prossimo anno all'Assemblea Nazionale. Ed è proprio intorno alle elezioni legislative che il centro destra ha iniziato un dibattito che rischia di contribuire ulteriormente a mettere la sordina ai candidati alternativi a Chirac.

Infatti, nel 2002 la Francia voterà per le elezioni presidenziali e, un mese dopo, per le elezioni legislative. E molti parlamentari, soprattutto UDF, temono che uno scontro politico nel centro destra contro i neogollisti di Chirac alle presidenziali comprometta seriamente le elezioni nei singoli collegi dei candidati UDF, soprattutto se Bayrou ottenesse un risultato molto basso al primo turno delle presidenziali.
Fra i tre partiti del centro destra (RPR, UDF, DL) i contatti per non trasformare le elezioni legislative in un bagno di sangue (reciproco) sono già iniziati.

Secondo Le Monde, nel centro destra francese Chirac ha ancora campo aperto per le elezioni presidenziali: né Bayrou, né gli altri candidati (Madelin, Pasqua) riescono ad imporsi nel dibattito politico e nelle intenzioni di voto dei francesi.

Secondo Le Figaro, il premier socialista Jospin ha iniziato una "operazione seduzione" verso l'elettorato cattolico francese, sui temi delle coppie omosessuali e sulla bioetica. E i dubbi nell'UDF continuano.


Francesco Butini
25 Novembre 2001



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