GLI ASPIRANTI CANDIDATI

di Francesco Butini


Tutto si può dire, meno che manchino aspiranti alla Presidenza della Repubblica francese. Nella patria del sistema elettorale maggioritario, le candidature per le prossime elezioni presidenziali del 2002 si moltiplicano. Di fatto non esiste un blocco politico sociale intorno ad un candidato, e tutti gli aspiranti puntano ad entrare nel ballottaggio.

A sinistra, appare scontata la candidatura dell'attuale premier socialista Lionel Jospin, che ha indicato comunque nelle prime settimane del prossimo anno il periodo nel quale potrà essere formalizzata la candidatura. Un altro ex socialista, Jean-Pierre Chevènement, ex ministro degli Interni ed ancora ex presidente del Mouvement des Citoyens, ha invece pubblicamente già dichiarato la propria intenzione, ottenendo pure un primo consenso incoraggiante nei sondaggi sulla simpatia e popolarità degli aspiranti presidenti presso l'elettorato francese.

Dentro il Partito Comunista pare che molte potenziali candidature siano in fermento, ma il favorito resta il segretario generale del PCF Robert Hue. Molto tormentato, invece, il parto dentro i Verdi, dove Alain Lipietz avrebbe incontrato presso i militanti ecologisti i maggiori consensi.

Nel centro-destra francese, ancora una volta abbondano le divisioni. Accanto all'attuale Presidente della Repubblica, Jacques Chirac, sicuro candidato dei neogollisti dell'RPR, vi è una consistente serie di uomini politici pronti a lanciarsi nella campagna elettorale.

Dall'ex ministro degli Interni (un altro ancora, come Chevènement a sinistra) Charles Pasqua, presidente del Rassemblement pour la France, nonché ex gollista, al presidente di Démocratie Libérale Alain Madelin. Dal presidente dell'UDF (partito membro del Partito Popolare Europeo) Francois Bayrou, al deputato apparentato all'UDF Christine Boutin. Dal presidente del Front National Jean-Marie Le Pen, all'ex membro del Front National Bruno Megret.

Il panorama vasto e confuso di aspiranti candidati verrà probabilmente sfoltito nel momento in cui si dovranno ricercare le firme necessarie per convalidare formalmente le candidature: si tratta di un minimo di 500 firme di eletti nelle istituzioni. Sicuramente la potenziale frammentazione che apparirebbe al primo turno elettorale riflette una parcellizzazione della classe politica nella terra dei "rassemblements". Inoltre, pare emergere un malessere più diffuso ma non ancora del tutto consapevole ed organizzato verso la polarizzazione tra neogollisti e socialisti, tra Chirac e Jospin, tra destra e sinistra.

Molto più complesso sembra evidentemente coagulare ed organizzare politicamente una alternativa praticabile ed elettoralmente consistente al duopolio Chirac - Jospin.


Francesco Butini
Ottobre 2001



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