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Il risultato delle elezioni regionali francesi del 14 (primo turno) e 28 (secondo turno) marzo 2004 segnano una delle sconfitte più gravi per il centrodestra francese: su 23 regioni, in 21 ha vinto la sinistra (anche se in Corsica non stanno trovando un accordo di governo), in 1 una lista regionalista (nelle isole Martinique nei Caraibi), e solo in Alsazia è rimasto al governo il centrodestra, con Adrien Zeller dell'UMP, il partito nato intorno al presidente Chirac, e membro del Partito Popolare Europeo. Peggio di così è difficile immaginare, tanto da creare tensioni a livello nel partito UMP, le dimissioni del Primo ministro Raffarin e la nascita di un nuovo governo nazionale.
A livello di partito, l'UMP si interroga sulla sostenibilità di un vertice "formale" diretto da Juppé, Gaudin e Douste-Blazy, e di uno "sostanziale" guidato da Chirac, il suo consigliere Monod e dal delfino Juppé. Lo stesso Pierre Méhaignerie, proveniente dall'UDF e attualmente aderente all'UMP, ha dichiarato sul quotidiano Le Figaro che non viene mai chiesto un parere al partito, le decisioni arrivano dall'alto e le debbono promuovere senza discuterle. Come dire: la sconfitta nasce dall'alto. L'altro partito del centrodestra, il centrista UDF di Francois Bayrou, reclama un cambiamento politico. Spesso in polemica con la volontà "assolutista" di Chirac sul centrodestra francese, Bayrou sembra intenzionato a rimanere fuori dal nuovo governo Raffarin. In una dichiarazione fatta il 28 marzo, dopo la conclusione degli scrutini, Bayrou indica la causa della sconfitta nella perdita di fiducia dei francesi nel loro governo. Non ripudia la necessità di riforme, particolarmente contestate dalla sinistra francese, ma reclama una politica nuova.
democraticicristiani.it (F.B.) 30 marzo 2004
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