Jacques Chirac è stato rieletto Presidente della Repubblica francese. Le conseguenze politiche, per la Francia e per l'Europa, del doppio turno delle presidenziali possono ora essere analizzate e meditate senza luoghi comuni, in attesa delle elezioni politiche per l'Assemblea Nazionale che chiuderà questo anno elettorale per la Francia.
Il ministro italiano Urbani, anche un po' risentito rispetto alle vuote polemiche che il precedente governo socialista francese ha fatto contro Berlusconi ed il governo italiano anche in occasione del Salone del Libro di Parigi con l'Italia ospite d'onore, ha dichiarato che tutta la classe politica francese esce dalle elezioni pressoché distrutta.
Jacques Chirac, al primo turno elettorale, ottiene il risultato più basso per un Presidente uscente nella storia della V° Repubblica.
Il candidato socialista, Lionel Jospin, non riesce nemmeno ad arrivare al secondo turno, eliminato dal leader del Fronte Nazionale Jean-Marie Le Pen. Le conseguenze politiche per il Partito Socialista sono drammatiche: dimissioni del primo ministro Jospin, sostegno all'odiato Chirac nel secondo turno contro l'estrema destra di Le Pen, sostituzione di Jospin alla guida del partito con Hollande, campagna elettorale per le legislative tutta in salita.
Gli altri candidati del centro-destra francese ottengono percentuali ad una cifra, con Francois Bayrou dell'UDF (partito membro del PPE) primo fra gli ultimi.
Gli altri candidati della sinistra confermano la crisi nella quale versa: molti candidati, con il candidato del Partito Comunista al 3,37%, ben tre candidati riconducibili alla tradizione del trotzkismo.
Il successo dell'estrema destra di Le Pen (successo percentuale, non in valori assoluti, in quanto Le Pen ha semplicemente ripreso i voti tradizionalmente raccolti negli ultimi anni su un numero di votanti inferiore) ha portato la Francia sul sentimento del "pericolo della democrazia e della repubblica".
La lezione da approfondire, le principali considerazioni da fare ci sembrano le seguenti:
1. la sinistra francese alimentò il fenomeno Le Pen negli anni passati, sotto il presidente Mitterrand, modificando il sistema elettorale da maggioritario a proporzionale per favorire l'ingresso del Fronte Nazionale nell'Assemblea con due obiettivi:
(a) dividere l'elettorato di centro destra, indebolendo così soprattutto i gollisti ed i centristi;
(b) mettere i dirigenti del centro destra nella condizione di dover scegliere tra il rifiuto della collaborazione con Le Pen nel parlamento e nei collegi elettorali, e l'alleanza con il Fronte Nazionale, nel cui caso facendo scattare l'indignazione scandalizzata della gauche.
Ebbene, il gioco ha favorito la sinistra francese per molti anni, ma questa volta il gioco le si è rivoltato contro: è stato lo stesso Le Pen ad eliminare dal ballottaggio i candidati della sinistra.
2. l'immigrazione extra-comunitaria sta cambiando il volto politico dell'Europa. Non solo della Francia. E se la risposta politica delle classi dirigenti si limita alle dichiarazioni di grandi principi e di alta moralità, senza rendersi conto di ciò che le nazioni europee sentono, da quali paure vengono attraversate, di quali speranze deluse sono amareggiate, la "sorpresa" elettorale sarà una costante ovunque.
Da questo punto di vista, un ruolo di grande equilibrio e salutare realismo potrebbe essere svolto, nei paesi europei, dalle forze democratiche cristiane.
3. il meccanismo di costruzione del partito unico del centro destra, a cui già prima delle elezioni presidenziali stava lavorando per esempio l'ex-premier gollista Alain Juppé, ha ripreso nuovo vigore dopo l'esito delle presidenziali. L'Union pour la majorité présidentielle (UMP) è lo strumento politico-elettorale per le elezioni legislative che potrebbe permettere ciò. A cui Bayrou dell'UDF si oppone strenuamente, volendo mantenere l'autonomia dei centristi.
I tre punti precedenti trovano, pur in un contesto completamente diverso, analogie nella situazione italiana.
Anche la sinistra italiana ha dipinto Umberto Bossi e la Lega come dei monelli della politica fintantoché si mantenevano fuori dalla alleanza con il centro destra, per poi trasformarli in un "pericolo per la democrazia" nel momento in cui la Lega ha stretto l'alleanza elettorale con il Polo delle Libertà.
Anche in Italia l'approccio al fenomeno dell'immigrazione è stato più ideologico che pragmatico, con rischi di non poco conto nel futuro.
Anche nel centro destra italiano vi sono tendenze all'eliminazione dei "cespugli", con Forza Italia nel ruolo dei gollisti ed l'UDC nel ruolo di Bayrou e dei centristi.
I risultati del primo turno delle presidenziali francesi
| candidato | perc. | voti |
| Jacques Chirac | gollista | 19,88% | 5.666.440 |
| Jean Marie Le Pen | estrema destra | 16,86% | 4.805.307 |
| Lionel Jospin | socialista | 16,18% | 4.610.749 |
| Francois Bayrou | centrista | 6,84% | 1.949.436 |
| Arlette Laguiller | lotta operaia | 5,72% | 1.630.244 |
| Jean Pierre Chevenement | indipendente | 5,33% | 1.518.901 |
| Noel Mamere | verdi | 5,25% | 1.495.901 |
| Olivier Besancenot | trozkista | 4,25% | 1.210.694 |
| Jean Saint-Josse | caccia e pesca | 4,23% | 1.204.694 |
| Alain Madelin | liberale | 3,91% | 1.113.709 |
| Robert Hue | comunista | 3,37% | 960.757 |
| altri | ... | ... | ... |
| non votanti | | 28,4% | |
I risultati del secondo turno delle presidenziali francesi
| candidato | perc. | voti |
| Jacques Chirac | 82,06% | 25.080.116 |
| Jean Marie Le Pen | 17,94% | 5.484.577 |
| non votanti | 19,25% | 7.706.142 |
Francesco Butini
10 maggio 2002