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Giuseppe Vedovato, professore emerito di storia dei trattati dell'Università di Roma, è stato deputato e senatore della DC e Presidente dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa.
Dalla pagina 492 della Sezione Documenti della Rivista, riportiamo: VI - Un appello: mai contro l'America, 14 giugno 2003. Tra i firmatari dell'Appello figurano l'on. Emilio Colombo, che è stato ministro degli Affari Esteri, Presidente del Consiglio dei Ministri e Presidente del Parlamento Europeo; e l'on. Helmut Kohl, della Unione democratico cristiana tedesca, ex cancelliere federale. * * * Abbiamo letto con apprezzamento una dichiarazione congiunta, sostenuta da un gruppo bipartisan di personalità americane di rilievo, che sottolinea l'importanza del legame transatlantico. Condividiamo l'opinione secondo cui, anche dopo la fine della Guerra Fredda, la rinnovata Alleanza Atlantica rimane il principale pilastro della partnership euro-americana e così pure il convincimento che la premessa fondamentale di una forte cooperazione transatlantica sia un'Europa stabile, un'Unione Europea coesa e dinamica. In particolare, concordiamo con la conclusione della dichiarazione congiunta secondo la quale né gli Stati Uniti, né l'Europa sono onnipotenti, entrambi necessiteranno di aiuto per garantire la propria sicurezza fisica ed economica, per non parlare poi delle minacce al di là dei rispettivi confini. E' del tutto logico che sia richiesto aiuto alle nazioni con le quali abbiano più cose in comune. Di conseguenza, qualunque sia il merito delle nostre rispettive posizioni, dobbiamo fare del rinnovamento della cooperazione transatlantica una priorità urgente. L'esistenza di un'Europa unita non sarebbe stata possibile senza il ruolo decisivo svolto dagli Stati Uniti, che ci hanno aiutato a sconfiggere il terrorismo: gli europei non lo dimenticheranno mai; essi conferiscono il suo giusto valore al sostegno americano all'Unione, in particolare in questo momento determinante della loro storia. Per questo motivo gli americani saranno sempre i benvenuti in Europa. Alla fine degli anni '40 i Padri Fondatori dell'Europa hanno concepito la creazione di un'Unione a lungo termine tra europei; tale progetto traeva ispirazione dagli insegnamenti della storia e dalla determinazione a fare in modo che la guerra non fosse mai più possibile tra i Paesi dell'Europa. Ora che gli europei hanno raggruppato le loro forze in seno all'Unione Europea e che sono stati introdotti un mercato unico e una moneta comune, vi è un diffuso consenso che tale processo di integrazione debba fare ulteriori passi avanti. Sebbene ogni Paese europeo abbia un'orgogliosa identità, i membri dell'Unione condividono interessi, valori e modo di vivere. La Convenzione Europea è l'espressione della nostra determinazione a proseguire tale cammino: essa ha il compito di definire il ruolo dell'Europa nel XXI secolo e di creare una vera comunità politica. E' uno sforzo rilevante e siamo convinti che esso sarà coronato da successo, in particolare per quanto concerne la definizione del ruolo internazionale dell'Europa, nella prospettiva di un ordine mondiale giusto ed equo. Siamo altrettanto convinti che gli Stati Uniti sosterranno un progetto che risponde a un interesse comune di tutto il mondo occidentale. Un processo di integrazione europea è basato sulla democrazia, sulla libertà, sull'economia di mercato, sulla solidarietà sociale, sull'applicazione universale dei diritti dell'uomo e su una profonda consapevolezza dei molti problemi che possono destabilizzare la comunità internazionale: il divario Nord-Sud, l'ambiente, la diffusione delle armi di distruzione di massa, la piaga del terrorismo come minaccia per noi tutti, la criminalità internazionale e il traffico di droga. Gli europei credono che tali problemi possono essere affrontati solo in un contesto multilaterale come le Nazioni Unite. A questo fine, sono condizioni necessarie un impegno e una collaborazione congiunti e durevoli tra europei e americani. L'Unione Europea è ora una realtà. Essa non è stata fondata in opposizione all'America e lavorerà in stretto contatto con gli Stati Uniti. Il nostro partner principale al di là dell'Atlantico ha affrontato per molti anni una duplice realtà: esso da un lato tratta con una pluralità di Stati amici, dall'altro con le istituzioni europee. Con queste ultime esso negozia molteplici questioni che vanno dal commercio internazionale alla concorrenza. Questa realtà è ancora incompleta, ma un soggetto europeo compiuto sarà presto il riferimento principale nelle relazioni transatlantiche. Il ruolo dei singoli Stati europei nella politica estera rimarrà forte ma l'Unione Europea, quale depositaria di interessi comuni e di una visione condivisa, aumenterà il suo profilo e il suo peso. Siamo convinti che lo sviluppo di un'efficace difesa europea non costituisca un pericolo per la NATO; al contrario, può rafforzare l'Alleanza se questo è ciò che vogliono fermamente le due sponde dell'Atlantico. I nostri valori e i nostri obiettivi politici fondamentali sono condivisi dagli Stati Uniti. Nessun problema importante nel mondo può essere risolto senza l'impegno congiunto di Stati Uniti ed Europa; nessun problema è irrisolvibile quando lo affrontiamo insieme. Una tale consapevolezza può rafforzare la politica della cooperazione transatlantica. Il prossimo vertice Stati Uniti - Unione Europea dovrebbe rappresentare l'occasione per concentrarci su un'ambiziosa agenda comune di compiti da svolgere sulla base di una forte complementarietà. Riteniamo che, in particolare con l'avvento di una nuova generazione di leader politici in Europa e negli Stati Uniti, dovremmo trarre forza e ispirazione dal passato e guardare al tempo stesso al futuro: dovremmo pertanto concentrarci sulle sfide e le minacce del XXI secolo che esigono un pieno impegni congiunto. Il Nord America e l'Europa sono depositari di democrazia e libertà. Insieme saremo in grado di condividere questi valori con il resto del mondo. Unendo le nostre forze rafforzeremo ulteriormente la stabilità della Comunità internazionale e difenderemo la dignità di tutti gli esseri umani. Sarebbe un grave errore proprio per i Paesi che hanno allacciato stretti legami cinquanta anni fa, quando l'interdipendenza era quasi inesistente, allentare questi preziosi vincoli nell'era della globalizzazione. Sebbene la collaborazione transatlantica abbia sollevato perplessità su entrambe le sponde dell'Atlantico, le divisioni a breve termine non hanno mai avuto il sopravvento sul nucleo dei valori e degli interessi comuni che tuttora definiscono il mondo occidentale. In connessione con la guerra in Iraq e a causa dei disaccordi che sono emersi dopo l'11 settembre, l'unità del mondo occidentale viene ora messa apertamente in discussione. Il dibattito è diventato aspro. Alcuni osservatori dell'opinione pubblica lo hanno eccessivamente semplificato, presumendo che gli americani provengano da Marte e gli europei da Venere. Siamo stati coinvolti nella cooperazione transatlantica per molti anni e ci rifiutiamo di credere che l'Atlantico stia diventando più ampio. Gli americani e gli europei hanno avuto divergenze nel passato e potrebbero averne altre nel futuro. Si tratta di vedere se tali divergenze toccheranno preoccupazioni essenziali o saranno limitate a questioni specifiche e gestibili. La nostra ferma risposta è che le democrazie americana ed europea sono unite dai loro valori. Non possono avere successo isolate l'una dall'altra, e tanto meno in opposizione. Lavorando in associazione sulla base delle radici comuni, degli obiettivi condivisi e di un reciproco rispetto, esse non saranno mai in contrasto su questioni vitali. Uniti, siamo visti dal resto del mondo come interpreti di una grande visione e di grande saggezza; divisi, saremo perdenti. Sta a noi trarre il massimo profitto da questa risorsa cha abbiamo a disposizione. Susanna Agnelli, Giuliano Amato, Raymond Barre, Carl Bildt, Emilio Colombo, Jean-Luc Dehaene, Bronislaw Geremek, Hans Dietrich Genscher, Valéry Giscard d'Estaing, Felipe Gonzalez, Douglas Hurd, Helmut Kohl, Giorgio Napolitano, Helmut Schmidt, Carlo Scognamiglio, Eduardo Serra, Hans Van Mierlo 14 giugno 2003
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