UNA COSTITUZIONE PER UNA EUROPA CHE FUNZIONI

Documento dell'Ufficio Politico del PPE, Bruxelles, 6 dicembre 2001


1. INTRODUZIONE

"Consapevole della propria storia e della propria eredità morale e spirituale, l'Unione è fondata sui valori universale e indivisibili della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà; è basata sui principi di democrazia e di legalità. Pone l'individuo al cuore delle proprie attività, stabilendo la cittadinanza dell'Unione e creando un'area di libertà, sicurezza e giustizia".

Noi scegliamo di agire insieme in una Unione Europea come risultato delle nostre esperienze storiche e come risposta alle sfide del futuro.
Attraverso l'Unione Europea intendiamo sviluppare una società che - nell'era della globalizzazione - combina la libera economia con una società basata sulla solidarietà. Questo è il nostro modello di una economia sociale di mercato. L'Unione Europea deve impegnarsi a consolidare e stabilizzare la libertà e la democrazia, i diritti umani, la pace e la prosperità in tutto il continente europeo e contribuire attivamente a creare più libertà e pace nel mondo.
Il PPE chiede un modello sostenibile di società, che tenga conto della solidarietà con le future generazioni. I popoli che aderiscono al processo di integrazione europea basato su una loro libera decisione, dichiarano di creare una Unione Europea federale e di unire le forze per realizzare questi valori, che il PPE considera come costituenti per l'Unione Europea. Perciò è nostro dovere creare una Unione Europea degna del suo nome - basata su una Costituzione Europea.

Le nostre idee per il futuro dell'Unione Europea sono basate sui successi della storia dell'integrazione europea delle ultime cinque decadi. Il Partito Popolare Europeo si sente obbligato a portare avanti le realizzazioni storiche dei suoi fondatori e della generazione democratico cristiana post bellica. Senza Jean Monnet, Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer l'Europa sarebbe molto differente da quella che è oggi: un garante di libertà, pace e prosperità. L'Unione Europea, avendo stabilito la libertà di movimento, il Mercato Unico e l'Unione Economica e Monetaria, è il progetto politico di maggior successo mai intrapreso in Europa.

Noi dobbiamo continuare a costruire su questo successo. Il PPE è cosciente della sfida che una Europa allargata pone alla coesione e alle nostre istituzioni. La Riunificazione dell'Europa, come viene comunemente descritta la fine della divisione innaturale del continente, costituisce un evento unico - non comparabile con i precedenti processi di allargamento. Perciò, ora necessitiamo di sforzi straordinari per continuare con successo la storia dell'integrazione europea. Noi sappiamo che c'è un bisogno di riforme di lungo termine per assicurare il raggiungimento degli obiettivi dei nostri padri fondatori per il futuro.

La storia di successo dell'integrazione europea può essere continuata solo se ci rivolgiamo alle preoccupazioni ed alle paure dei cittadini e combattiamo lo scetticismo con un concetto decisivo di chiare competenze, di maggiore trasparenza e di processi democratici di formazione delle decisioni. Quindi abbiamo bisogno - come già redatto nel protocollo del Trattato di Amsterdam nel 1997 - di una riforma fondamentale. Nella nostra visione è nostro dovere spiegare alle persone cosa possono aspettarsi dall'Europa nel futuro. Il metodo passato dell'integrazione "passo dopo passo" senza un obiettivo chiaramente definito ha raggiunto il suo limite. L'Europa necessita di avere una chiara consapevolezza di se stessa e del suo ruolo presente e futuro.

La discussione sui confini dell'Europa è fortemente legata alla consapevolezza di se stessa da parte dell'Europa. Già da molto tempo l'Europa è diventata più di un'area di libero commercio a semplice garanzia della crescita economica. L'espansione geografica dell'Unione non deve appesantire la sua capacità di integrarsi.
Quindi noi richiediamo una definizione di questi confini in modo chiaro ma anche in modo aperto, per esempio offrendo una cooperazione istituzionalizzata agli Stati che non vogliono essere, o non possono, accettati come membri effettivi per il momento. Il PPE propone la creazione di una "Partnership Europea" - simile all'Area Economica Europea - ma includendo una componente politica. Questo consentirebbe all'Europa di rafforzare le proprie relazioni istituzionalizzate con i Paesi vicini dell'Unione e conseguentemente promuovere la pace e la stabilità su tutta l'Europa.

In una Unione costantemente in crescita è inoltre necessario affermare che gli Stati Membri hanno aderito all'Unione su base volontaria. Ma poiché l'Unione Europea è molto di più di un'area di libero scambio, una cooperazione costruttiva all'interno dell'Unione deve essere assicurata per raggiungere i propri obiettivi.

Nel dicembre 2000 a Nizza i Capi di Stato e di Governo dell'UE concordarono la "Dichiarazione sul Futuro dell'Unione". Ciò è da intendersi come il punto di partenza per una discussione più ampia e approfondita sul futuro dell'UE che dovrebbe riflettere in particolare le seguenti questioni:
- la distribuzione delle competenze tra gli Stati Membri e l'UE in accordo al principio di sussidiarità;
- lo stato della Carta dei Diritti Fondamentali;
- la semplificazione dei Trattati Europei per incrementarne la trasparenza;
- il ruolo dei parlamenti nazionali nella gerarchia europea.

L'agenda di questo dibattito deve essere definita in modo aperto così da superare le deficienze di Nizza e possa emergere una Europa più democratica e trasparente con una maggiore capacità di azione.

I limiti del metodo intergovernativo sono stati chiaramente rivelati nella preparazione e negli incidenti durante la Conferenza di Nizza.
Il processo post-Nizza deve quindi basarsi nell'attiva partecipazione dei membri del Parlamento Europeo e dei parlamenti nazionali come rappresentanti democraticamente eletti dai cittadini dell'Unione Europea, così come l'attivo coinvolgimento della Commissione Europea nel processo di formazione delle decisioni.

Al fine di elaborare un Trattato che costituisca la base per una Costituzione Europea, noi richiediamo nuove vie per conseguire le decisioni, per esempio una Conferenza che si riunisca pubblicamente e che sia basata sul modello riuscito della Convenzione che redasse la Carta dei Diritti Fondamentali, con efficaci procedure interne di decisione e gruppi di lavoro specializzati in cui esperti esterni e rappresentanti della società civile possano essere ascoltati. Anche rappresentanti delle Regioni e gli Stati aspiranti all'ingresso debbono essere coinvolti nel processo come osservatori permanenti.
Una seconda fase dovrà coinvolgere una Conferenza Intergovernativa che dibatta i risultati della Convenzione e decida su un nuovo Trattato.
L'inaugurazione di una nuova Convenzione deve essere completata entro gli inizi del 2002 e deve essere accompagnata con un chiaro mandato, una tempistica e regole procedurali. La Convenzione dovrà completare il proprio lavoro entro l'autunno del 2003 al fine di servire come base di una Conferenza Intergovernativa entro la fine del 2003 per finalizzare il processo decisionale.

Il PPE deve essere il primo partito europeo a sottoporre un concetto esauriente per una Costituzione Europea - come eredi dei padri fondatori democratici cristiani, questa è una sfida ed un obbligo. Questa Costituzione dovrà suddividere - in modo trasparente e comprensibile - competenze tra l'Unione e gli Stati Membri così come includere i Diritti Fondamentali e la struttura futura delle istituzioni europee.

2. CONCRETA SUSSIDIARIETA': LA DISTRIBUZIONE DELLE COMPETENZE TRA UNIONE EUROPEA E STATI MEMBRI

La discussione sulla riforma dell'Unione Europea non è una lotta per l'influenza tra gli Stati Membri e l'Unione. Nella nostra visione questi due non sono opposti - al contrario; nel nostro mondo globalizzato Europa e Stati Nazionali sono due lati della stessa medaglia. Gli Stati Nazionali sono la base per lo sviluppo dell'Europa.

Le discussioni teoriche sulla sovranità ci conducono fuori strada.
Già oggi gli Stati Nazionali hanno perso nella loro singolarità la capacità di assicurare la pace, la sicurezza interna ed esterna, la prosperità e la crescita in un mondo globalizzato. La sovranità può essere esercitata solamente su scala più larga. Quindi la questione non è cedere sovranità ma il contrario, restaurare la capacità di agire in molte aree della politica. A causa dei cambiamenti demografici e del rapido sviluppo di altre regioni del mondo, questa tendenza aumenterà. In molti casi noi avremo soltanto una alternativa: forti in un team o soli e marginalizzati.
Già oggi le competenze in molti settori sono suddivise tra Stati Nazionali ed Unione Europea. Noi richiediamo una definizione - sulla base del principio di sussidiarietà - delle aree politiche da decidere a livello europeo. Debbono essere concessi all'Unione Europea i mezzi per esercitare queste competenze in modo efficiente. Questa è l'unica via per tenere il passo con le altre regioni del mondo in sviluppo e per rinnovare con successo il "modello europeo".

Nel futuro gli Stati Membri conserveranno la responsabilità di emendare i Trattati Europei. Una Costituzione Europea sottolinea il fatto che l'Unione Europea è una nuova forma di cooperazione, le discussioni sul carattere statuale dell'Unione sono fuorvianti.

Trasparenza e democrazia sono le linee guida per la nostra politica europea. La mancanza di trasparenza nell'attuale distribuzione delle competenze tra Europa e Stati Nazionali è tra le ragioni della decrescente accettazione del processo di integrazione. Deve essere consentito ai cittadini di determinare quale livello di amministrazione porta la responsabilità per quelle determinate decisioni. Ecco perché la distribuzione delle competenze è preminente nella discussione sul futuro dell'Europa.

Il principio di sussidiarietà deve svolgere il ruolo centrale nella distribuzione delle competenze. Secondo il principio di sussidiarietà, debbono essere accordate al livello europeo soltanto quelle competenze che non possono essere sufficientemente trattate al livello nazionale. Conseguentemente, è nostro compito definire le core competences dell'Unione. La distribuzione delle competenze deve essere periodicamente rivista.

Le competenze dell'Unione debbono essere stese nella Costituzione; quelle degli Stati Membri non necessita di farlo. In ogni caso ove nessuna competenza è stata allocata, gli Stati Membri automaticamente assumono questa responsabilità.

L'Unione dovrà avere responsabilità per l'attuale politica estera comune, di sicurezza e di difesa, per un Mercato Unico con movimenti liberi, competizione funzionale, rappresentanza esterna comune, una singola moneta ed una politica agricola riformata. In più l'Unione dovrà agire nelle aree della giustizia, immigrazione, sicurezza interna, comunicazioni e infrastrutture, ricerca, politiche della salute e dell'ambiente, se sono interessate dimensioni transnazionali o sovranazionali. L'Unione dovrà assumere la responsabilità di salvaguardare le Libertà Fondamentali della Costituzione. Ciò, comunque, non significa una competenza dell'Unione per le intere aree in generale.

Quelle politiche appartenenti alle tradizioni consolidate di civiltà e cultura, e l'intera area della società civile dovrebbe rimanere nella responsabilità degli Stati Membri. Specialmente l'organizzazione interna degli Stati Membri, le strutture della famiglia e gli schemi di sicurezza sociale così come l'educazione, la cultura e lo sport non dovranno essere trattate al livello europeo. Tuttavia la cooperazione in quelle aree deve essere possibile.

Nel quadro delle competenze divenute comunitarie, debbono essere elencate le varie forme di azione e definiti i loro contenuti. Per competenze esclusive, è necessario definire le azioni ammissibili e gli strumenti. Le varie forme di azione e gli strumenti debbono essere allocati a differenti categorie di competenze. Nel Trattato le responsabilità esclusive dell'UE e le responsabilità condivise debbono essere esposte. Gli obiettivi legali definiti nel Trattato debbono essere considerati sullo sfondo delle competenze divenute comunitarie senza giustificare ogni singola competenza dell'Unione. Le linee guida generali per le politiche comuni debbono essere riesaminate e definite più precisamente al fine di prevenire una espansione incontrollata delle competenze. In quelle aree in cui nel futuro si tratterà seguendo il modello intergovernativo, l'UE si assumerà una responsabilità di coordinamento. A questo riguardo si farà un uso maggiore delle possibilità offerte dalla flessibilità e da una cooperazione accresciuta. La capacità dell'Unione di agire in questa area plotica avrà un impatto decisivo.

L'integrazione europea è basata sulla solidarietà tra gli Stati Membri ma anche sulla competizione. Ciò deve essere capito nel momento in cui noi ricerchiamo le poltiche ed i metodi più appropriati. Dunque, competizione e solidarietà debbone essere viste come elementi mutuamente dipendenti del "modello europeo". Il rapido cambiamento economico e sociale richiede un'appropriata forma di flessibilità all'interno del Trattato. Una distribuzione di competenze non deve essere interpretata scritta sulla pietra, con nessuna possibilità di ulteriori modifiche. Inoltre la trasparenza deve essere incrementata attraverso competenze più chiaramente definite e portare ad un accrescimento nell'accettazione della politica in Europa.

La solidarietà europea deve rimanere l'elemento chiave quando si procede alla riforma del sistema di finanziamento strutturale e regionale. Questa politica è un elemento costitutivo dell'integrazione europea. Comunque, in una Unione Europea allargata, questo sistema non è più efficiente. Deve essere rimpiazzato da un fondo di solidarietà che - sulla base della sussidiarietà, all'interno delle regole per la competizione europea e con una possibilità di controllo da parte dell'Unione Europea - lasci più libertà agli Stati Membri meno ricchi di utilizzare i mezzi finanziari nel miglior modo possibile per scopi di investimento.

Una Corte Costituzionale o una Camera Costituzionale della Corte Europea di Giustizia deve essere creata per decidere sull'allocazione delle competenze

3. INTEGRAZIONE DELLA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI NELLA COSTITUZIONE

La Carta dei Diritti Fondamentali deve diventare parte integrante della Costituzione Europea. Attualmente la Carta è una dichiarazione politica della Commissione, del Consiglio e del Parlamento Europeo. In futuro deve condurre a decisioni legalmente vincolanti. Una Carta dei Diritti Fondamentali deve essere una parte importante di una Costituzione poiché è uno degli elementi fondamentali per la chiarificazione della relazione tra l'Unione ed i cittadini. L'integrazione dei diritti fondamentali nel Trattato sottolinea che l'Unione Europea è una Comunità di Valori. La Carta deve essere applicabile per ogni decisione presa dall'Unione e per gli Stati Membri nei casi in cui agiscono per conto dell'Unione. Alla Corte Europea di Giustizia ed alla Corte di Prima Istanza debbono essere garantite appropriate competenze al fine di rafforzare l'Unione e le sue relazioni con i cittadini.

La Carta renderà visibili a tutti i diritti fondamentali. L'intenzione non è di introdurre nuovi diritti ma di assimilare gli accordi esistenti e già riconosciuti nell'acquisito comunitario. La Carta dei Diritti Fondamentali rafforzerà l'UE come una Comunità di Valori e al tempo stesso aumenterà la protezione dei diritti fondamentali. Deve essere assicurata una interpretazione conforme dei diritti fondamentali da parte della Corte Europea di Giustizia e della Corte Europea per i Diritti Umani. Il PPE è a favore dell'accesso dell'UE alla Convenzione Europea sui diritti umani.

4. RIFORMARE LE ISTITUZIONI: NUOVE SOLUZIONI PER UNA MAGGIORE DEMOCRAZIA, TRASPARENZA E VICINANZA AI CITTADINI

Il controllo democratico deve essere esercitato a tutti i livelli. Gli Stati Membri hanno trasferito competenze all'Unione Europea. Noi dobbiamo assicurare che le stesse regole democratiche siano applicate sia a livello europeo che negli Stati Membri. A seguito di questa convinzione fondamentale, il PPE difende la sua opinione che la Dichiarazione sul Futuro dell'Unione concordata a Nizza abbia trascurato la struttura delle istituzioni nel loro insieme. L'imminente allargamento ai nuovi Stati Membri aumenterà drasticamente i problemi presenti nelle procedure di formazione delle decisioni. Gli interessi saranno più diversi, le discussioni necessiteranno più tempo e le decisioni diverranno sempre più difficili. Il PPE sottolinea la necessità di superaro lo stallo nel processo di riforma perché lo status quo semplicemente non funzionerà.

I Parlamenti nazionali debbono essere rafforzati attraverso una più chiara divisione delle competenze. Ciascun Parlamento nazionale accrescerà la sua funzione di controllo negli affari europei nei confronti del governo. Un ruolo specifico per i Parlamenti nazionali dentro il quadro istituzionale dell'UE non contribuirà ai nostri obiettivi: maggior trasparenza, democrazia ed efficienza dei processi di formazione delle decisioni. Questa è la ragione per cui il PPE presenta un concetto globale per il futuro delle istituzioni europee. Noi siamo pienamente consapevoli del fatto che queste proposte vanno oltre la Dichiarazione di Nizza. Ma è nostra opinione che sia il momento giusto per affrontare una riforma istituzionale globale.

L'Unione Europea non è né una federazione nel senso classico, né uno stato. Questo fatto non dovrà fermarci nel cambiare le procedure non democratiche e non trasparenti. I cittadini e la loro possibilità di controllo democratico sono al centro delle nostre idee per riformare le istituzioni europee. Per questa ragione, le competenze legislative ed esecutive debbono essere delineate più chiaramente al fine di costruire una Unione che sia trasparente e rispetti i principi democratici fondamentali. Inoltre, deve essere garantita piena personalità giuridica all'Unione Europea. I cittadini dell'UE hanno il diritto ad un processo trasparente di legislazione e di formazione delle decisioni.

Parlamento Europeo:
Il Parlamento Europeo deve diventare un organo legislativo paritetico al Consiglio. Questo include competenze di bilancio. Nell'ultimo decennio il Parlamento Europeo ha visto un aumento significativo di potere. Questo non è stato tradotto in una appropriata influenza sulla pubblica opinione in Europa. Nel futuro, i partiti politici europei devono svolgere anche un importante ruolo in questo campo.
La composizione del Parlamento rifletterà la distribuzione della popolazione nel modo più proporzionale possibile, salvaguardando una rappresntanza minima degli Stati Membri più piccoli.
Il numero di parlamentari europei deve limitarsi a non più di 700 al fine di assicurare la sua possibilità di lavoro. I deputati devono essere eletti sulla base dei principi comuni della legge elettorale europea, come la rappresentanza proporzionale, le circoscrizioni regionali ed il voto di prefernza, dal momento che i partiti politici debbono poter selezionare democraticamente i loro candidati alle elezioni europee.
Il Parlamento ed il Consiglio devono essere - in quei casi in cui il Consiglio decide a maggioranza - attori paritetici nel processo di formazione delle decisioni.

Consiglio:
La riforma del Consiglio è attesa da molto tempo: una mancanza di coordinamento tra i vari consigli settoriali, complicate e non trasparenti procedure di formazione delle decisioni così come dibattiti inefficienti, costituiscono le principali ragioni della mancanza di trasparenza ed efficienza. In più, il Consiglio è sovraccaricato con innumerevoli questioni amministrative. Per questa ragione, l'intero ruolo del Consiglio deve essere rivisto. Questo è vero anche per il suo ruolo nel quadro istituzionale. Noi proponiamo che:
Le procedure di formazione delle decisioni dentro il Consiglio devono essere più democratiche, trasparenti ed efficienti. Quando esercita la sua funzione legislativa, il Consiglio si riunirà in pubblico ed i protocolli saranno pubblicati.
Il Consiglio si deve concentrare - insieme al Parlamento Europeo - sul suo ruolo legislativo. Le funzioni esecutive non devono essere più esercitate dal Consiglio.
Il ruolo del Consiglio deve essere quello di camera rappresentativa gli Stati Membri e legislativa insieme al Parlamento Europeo.
Come regola generale, il Consiglio deciderà con il voto di maggioranza. L'unanimità rimarrà soltanto nei campi delle modifiche del Trattato, dell'accesso di nuovi Stati Membri e delle decisioni sulle risorse proprie così come sulle redistribuzioni significative dei trasferimenti finanziari.
Ci devono essere meno Consigli settoriali. Trasparenza e decisioni coerenti possono essere raggiunte meglio concentrando il lavoro in un solo Consiglio.

Commissione:
La Commissione deve svilupparsi nel reale governo esecutivo dell'Unione. Inoltre, il controllo democratico da parte del Parlamento Europeo deve essere incrementato e la responsabilità dei singoli commissario chiaramente definita.
Nel futuro, il Presidente della Commissione sarà eletto dal Parlamento Europeo. Il Consiglio deve confermare questa elezione con voto a maggioranza. Questo darà ai partiti europei l'opportunità di presentare i propri candidati al Parlamento Europeo in una campagna elettorale. Questo condurrà a campagne elettorali più personalizzate e incrementerà il controllo democratico ed il sostegno della Commissione.
Al Presidente della Commissione sarà garantito il diritto di scegliere i membri della Commissione Europea conformemente ai bisogni. La Commissione nel suo insieme deve essere eletta dal Parlamento Europeo e confermata dal Consiglio con voto a maggioranza.
Le funzioni esecutive dell'Unione devono essere esercitate dalla Commissione. La creazione di ulteriori autorità e rappresentanti deve essere evitata. I compiti del Segretariato del Consiglio devono essere esercitati dalla Commissione.

5. LA NOSTRA RESPONSABILITA': RIFORME ADESSO

Mai come ora il PPE è impegnato nelle visioni dei padri fondatori dell'Europa di oggi. I passi per riforme visionarie in Europa sono stati condotti quando la nostra famiglia politica portava responsabilità politiche. Vogliamo prendere la guida per presentare una chiara e coerente concezione per il futuro dell'Unione Europea al fine di continuare il successo dell'integrazione europea e creare una Europa che funzioni - per noi e per le future generazioni.

La nostra concezione è visionaria - ma non è utopistica. Le nostre proposte di riforma sono concrete e possono realisticamente diventare realtà entro il 2004. Per raggiungere ciò, proponiamo un concreto calendario unito ad una procedura chiara e trasparente.

Questo è il nostro contributo a costruire un'Europa che sia più democratica, trasparente ed efficiente. Il nostro obiettivo è un'Europa che sia in grado di affrontare le sfide di un mondo globalizzato e di dare le risposte appropriate alle questioni di cui si occupano i nostri cittadini.

Le Istituzioni e le riforme strutturali non sono fini a se stesse. Sono necessarie per costruire una Europa allargata che sia capace di agire e di salvaguardare libertà e democrazia, diritti umani, pace e prosperità per tutti i cittadini.


[traduzione democraticicristiani.it]



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