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di Francesco Butini
Il leader del PSD Jose Manuel Durao Barroso, vice presidente dell'Internazionale Democratico Cristiana e di Centro, molto probabilmente guiderà il nuovo governo di Lisbona, sostituendo il governo uscente di sinistra dei socialisti di Guterres. In attesa dell'assegnazione degli ultimi 4 seggi del Parlamento portoghese (relativi alle isole Azzorre e dei cittadini portoghesi all'estero), il PSD ha ottenuto fino ad ora 102 seggi, ben 22 seggi in più rispetto alle passate elezioni politiche. Sommando ad essi i 14 seggi ottenuti dal Partito popolare (di stampo conservatore), il centro destra portoghese ottiene la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari (116 su 230). In termini percentuali, il PSD ha ottenuto il 40,12% dei voti, mentre il Partito popolare ha ottenuto l'8,75%. La sinistra, e specificatamente il Partito socialista (PS), ha tutto sommato limitato i danni rispetto ad alcune aspettative, che vedevano il PS crollare elettoralmente a seguito della pesante sconfitta nelle elezioni amministrative del 16 dicembre 2001, nelle quali il Partito socialista perse in tutte le grandi città del Portogallo (compreso Lisbona, storico bastione della sinistra). Il PS avrà 95 seggi nel Parlamento, il Partito comunista 12 seggi, ed il Blocco di Sinistra 3 seggi. Il vincitore delle elezioni, Durao Barroso, dichiara di ispirarsi alla politica di Aznar e dei Popolari spagnoli, centrista e democratica.
Il futuro governo non pare avere vita facile, soprattutto per quanto attiene la situazione economica del Portogallo: inflazione tra le più alte d'Europa (4,4%), deficit di bilancio pari a quasi il doppio delle previsioni del governo uscente, crescita prevista del PIL molto contenuta (sotto l'1%), spesa pubblica definita "fuori controllo". In una intervista al quotidiano Corriere della Sera alla vigilia delle elezioni, Durao Barroso ha dichiarato: "C'è bisogno di una riforma fiscale urgente. Si propone uno shock fiscale, una riduzione delle imposte che aiuti a rimettere in moto l'economia come è successo in Irlanda. Un taglio delle imposte applicate alle imprese ci renderebbe più competitivi nell'attrarre investimenti stranieri. Vogliamo ridurre anche le imposte sui redditi delle persone incrementando nel contempo la lotta alla evasione fiscale. Preferisco che vi siano imposte più basse e più gente che le paga piuttosto che imposte alte con tanti evasori. Si può ridurre le imposte ed aumentare le entrate dello Stato se l'evasione viene colpita e l'economia ritorna a funzionare. Intendiamo incoraggiare il ritorno dei capitali all'estero che possono rimpatriare con un governo amico dell'economia. Privatizzeremo ciò che si è meglio privatizzare e ridurremo la spesa pubblica che non può continuare a questi livelli." Si tratta quindi della politica perseguita dai governi di Aznar in Spagna e di Berlusconi in Italia, una sfida sul lavoro e sulle tasse che è al centro del dibattito politico nei e tra i Paesi europei.
Francesco Butini 20 marzo 2002
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