LE ANALOGIE DELLA STORIA PER CAPIRE IL NOSTRO PRESENTE

di Mario Pedini


Famoso il detto latino “historia docet”. Guardando tuttavia anche ai fatti recenti, forse lo si potrebbe aggiornare dicendo “sed non multi sunt discipuli”, pensando come siano pochi coloro che fanno tesoro della Storia! Aveva dunque ragione il ministro Berlinguer che voleva ridurre i programmi di fatto alla storia contemporanea e poco si curava del passato e delle radici? Non credo! Penso anzi che avesse ragione Erasmo quando scriveva che “non si vede il futuro se non si sale sulle spalle del passato”.

In verità sono molte le affinità di eventi se anche solo guardiamo nella storia di oggi! Nella crisi sociale del mondo odierno non si ripete, ad esempio, un’autentica “secessione della plebe” (i poveri del mondo) simile a quella famosa dei tempi di Roma antica? E nella situazione internazionale attuale, non si leggono fatti già sperimentati in passato?

Nella storia, nel suo equilibrio tra libero arbitrio umano e disegno provvidenziale, non è difficile infatti constatare che le grandi civiltà umane vivono vicende tra loro simili come se, mi si passi l’esempio, tutte suonassero la stessa sinfonia! Ogni civiltà ha cioè il suo medioevo, il suo nazionalismo, il suo rinascimento, la sua maturità e si avvia infine a decadenza! Ma ahimé (o per fortuna), non in contemporanea, sicché mentre una civiltà suona il primo tempo della sinfonia del mondo, un’altra suona il secondo, un’altra ancora il terzo e dal tutto nasce un ben confuso concerto!

L’Africa di oggi, ad esempio? Vive in un drammatico caos così come fu per l’Europa barbarica dopo la fine dell’Impero romano e prima che la cristianizzazione comune desse vita alla storia di giovani nazioni.

Un altro esempio: in Turchia, in Egitto, nel Maghreb e nello stesso Iran, fermentano oggi contro il fanatismo islamico forze intellettuali moderniste che, come già fu per l’umanesimo europeo, chiedono anch’esse il libero esame dei Testi Sacri, invocano il “date a Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare” e ambiscono a quel sapere scientifico che già liberalizzò l’Europa e la lanciò nel progresso.

E guardando alle guerre tribali che insanguinano il mondo decolonizzato come non ricordare le lotte di religione e le guerre di successione che per secoli tormentarono la nostra Europa?

Coincidenze, si dirà! Chiamiamole piuttosto “affinità storiche” che anche nella presente crisi internazionale dovrebbero suggerire prudenza di giudizio sia di fronte alla violenza bellica sia di fronte ad un pacifismo strumentale e non meditato che alla fine disarma valori che pur sono essenziali per il futuro di tutti noi.

Diciamo dunque e con chiarezza agli amici americani che di fronte alle vittime delle guerre preventive o meno, alle scene tragiche a noi note per antica sofferta esperienza, noi europei non condividiamo il loro bellicismo e il loro messianismo e crediamo che la “caduta del Muro” non è la “fine della Storia” ma sollecita se mai un ordine internazionale “policentrico”.

Ma diciamo anche a noi stessi che dobbiamo comprendere le ragioni del bellicismo americano, tanto più che esso è di fatto risposta ad un terrorismo che, esploso con la demolizione delle Twin Towers (vera guerra preventiva), minaccia anche noi europei e alimenta ormai rischiose guerre di religione.

E riconosciamo, proprio guardando alla Storia nostra e alle sue affinità, che l’America giovane e potente si comporta oggi come un secolo fa si sono comportate nel mondo le nostre maggiori potenze europee titolari di impero, dotate allora di imbattibile potenza di eserciti e di flotte.

E ragionando pure sull’Europa di oggi pacifica ma non più potente, occorre dire che essa è soddisfatta della sua pace interna e delusa delle sue passate e inutili guerre, ancor meglio potrà dire che, più che gli atti di forza, sono necessarie oggi mediazioni pacifiche ispirate a giustizia e a realismo, utili alla fine alla stessa America e al futuro ordine del mondo.

Un impegno urgente ad esempio e indilazionabile anche per l’Europa, piaccia o non piaccia a Sharon. La mediazione paziente su quel contrasto mortale tra Israele e Palestinesi che si fa sempre più pericolo per tutti e sul quale l’America da sola, nonostante la sua forza militare, sembra ormai che molto non possa fare.


On. Mario Pedini
giugno 2003




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