CALMARSI E RICUCIRE

di Mario Pedini


E' di Pascal la frase: "l'insuccesso non deve togliere mai la perseveranza nelle proprie idee". La nostra idea costante dal dopoguerra? Un'Italia partecipe di un'Europa sempre più unita. Senza di essa? Un nostro Nord alla fine tedescodipendente, un nostro Sud in deriva mediterranea. Ma oggi? Ammettiamolo, l' Unione Europea è in crisi, fallisce il suo ruolo mediatore nell' odierna crisi internazionale, si divide nel rapporto con gli Stati Uniti con danno dell'Occidente, la cui unità mai come oggi è essenziale per gli equilibri mondiali e la difesa contro il terrorismo.

I Paesi dell'Unione Europea? Usano tra loro parole pesanti, tendono a far prevalere, almeno in politica, l'interesse nazionale sull'interesse comune. Francia e Germania hanno voluto riaffermare un loro primato politico ignorando gli altri Paesi e la maggior parte degli altri rivendica autonomia nel delicato rapporto con gli USA. E sullo sfondo a fare forte tensione?

La crisi dell'ONU, l'intervento militare autonomo americano in Iraq, una guerra che, comunque si sviluppi o si concluda, rimetterà in discussione gli equilibri internazionali ed esaspererà problemi mondiali antichi e nuovi ( aveva ragione Erasmo quando diceva: bellum gratum inexpertis?).

Che fare? Tornare a ragionare, capire che questo non è certo tempo di liti europee, che è urgente ritrovare concordia e ricucire i dissensi. Ricucire in Europa ma anche nei turbati rapporti della Comunità atlantica ...e con fiducia.

Anche l' "America, non ne dubito, non potrà alla fine prescindere dall'appoggio di quest' Europa antica che rifiuta la guerra perché, per sua esperienza, ne conosce la sterilità e forse è oggi Comunità capace di "riallacciare" con il Mondo Nuovo sapendo che solo la pace "con giustizia" costruisce progresso.

L'Europa non può quindi abdicare al suo ruolo internazionale e se per gestirlo non è ancora sufficientemente unita, approfitti proprio della crisi odierna per capire che l'Euro e l'unità economica non bastano in un mondo in cui il destino tutti ci coinvolge. Bisogna dunque pazientemente "andare avanti". Bene fa allora il presidente Ciampi a richiamarci oggi agli impegni europei proprio alla vigilia del semestre di Presidenza comunitaria italiana.

Come vorremmo quel semestre? Certo il presidente Berlusconi che è anche pianista, poteva pensare, alcuni mesi fa, a una Presidenza come un armonico concerto destinato a salutare un nuovo Trattato di Roma. E invece? Gli toccherà cercare di ricomporre disarmonie, di calmare risentimenti, di giocare di contrappunto abile su "fughe a più voci", di evitare di mettere a rischio l' "acquisito" ed esplorare un possibile futuro. Potrà essergli di aiuto la "Convenzione" che prepara la Comunità al discutibile allargamento? Ce lo auguriamo e certo se legittimerà, tra l'altro, il "voto a maggioranza" e la "cooperazione rafforzata". Ma ci auguriamo anche come italiani che il mondo politico nostro in un momento tanto delicato sappia far tacere la sua litigiosità e trovi una convergenza che consenta all'Itali a di ben gestire la sua "occasione europea",in coerenza con il suo recente passato benemerito.

Perseveranza dunque! Ma con realismo e chiaro senso della Storia. Un realismo che rifiuti bizantinismi sterili, un senso storico che eviti illusorie "fughe in avanti". Capiamolo bene: solo con gradualità possiamo avvicinarci a quella politica estera e di difesa comuni di cui pur si sente carenza in una Comunità che europea è ma che raccoglie Stati solamente "affini", solo dal dopoguerra ultimo in pace tra loro e dopo conflitti fratricidi con cui hanno spesso incendiato il mondo. L'unità politica? Ci arriveremo un giorno, ma più per tenace sforzo di fanti che non per balzo di immaginifici cavalieri. L'importante? E' avviarla quell'unità e dimostrare di volerla.

Presidenza italiana dunque? Di ricucitura europea ...ma anche di paziente ricucitura verso l'America dalla cui decisione "extra Onu" potremo anche a ragione dissentire ma alla quale ci lega sì il passato ma pure un comune destino "occidentale". Il dopoguerra? Non sarà facile e non richiederà solo opere materiali. Richiederà rinascita di fiducia e per ottenerla la saggezza della vecchia Europa potrà essere ancora utile e forse nell'interesse del Mondo.

Si può anche capire infatti che, caduto il comunismo e l'URSS, l'America, illusa di "fine della Storia", ritenesse di colmare il vuoto assumendo la guida del Mondo. Ma non è detto che non tocchi proprio alla vecchia Europa convincere la potente America che il nostro secolo non accetta primati, non può che essere "multipolare" per politica e civiltà, che l'uomo aspira oggi a giustizia e che a tutti i popoli, nell'autonomia del loro regime, bisogna imporre, prima che democrazia, preciso rispetto dei diritti umani.

E quanto all'Unione Europea cerchiamo anche come italiani di non ragionare con risentimenti nazionalistici. Certo ci dà fastidio la scortesia con cui Francia e Germania senza nulla dirci rivendicano un primato politico. Ma non dimentichiamo che l'intesa europea nacque sin dal '53 dalla CECA voluta da Francia e Germania e che grazie ad esse, pure con il contributo nostro, siamo arrivati all'elezione del Parlamento Europeo e all'EURO. Nella Comunità in verità ogni Paese ha un "suo ruolo". Un nostro specifico, ad esempio, da riprendere e per naturale vocazione? Quella politica mediterranea da sviluppare nell'interesse comune e pur in collaborazione con Francia e Spagna.

Presidenza italiana in sintesi? Una buona occasione per ridare all'Italia un ruolo europeo forse in questi ultimi anni piuttosto impallidito.


On. Mario Pedini
marzo 2003




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