UN'UTILE INIZIATIVA DELL'UE

di Mario Pedini


0ttima l'iniziativa del Governo greco col semestre di presidenza comunitaria di promuovere un pellegrinaggio politico della «troika» europea presso i Paesi arabi per esplorare concrete possibilità di pace nel Medio Oriente. Probabilmente si dispiacerà Sharon. L'esplorazione sarà però utile anche al suo popolo. L'iniziativa sarà utile comunque all'Unione Europea come «esercitazione» di politica estera comune tenuto conto che questa, più che dai trattati, almeno sino a quando la Gran Bretagna privilegerà la politica americana, può emergere da interessi concreti (e il Medio Oriente tocca da vicino gli interessi europei specie mediterranei).

L'iniziativa è forse destinata a fallire, tuttavia sarà utile per far lavorare insieme i Governi europei e per dimostrare agli arabi che, adagio adagio, l'Europa fa politica e non si addormenta sull'Euro. Auguri quindi al ministro degli Esteri greco, Ghiorgos Papandreou, che presiedere la troika comunitaria. La sua iniziativa ci convincerà tra l'altro a varare quella «cooperazione rafforzata» programmata dal Trattato di Nizza, ma non ancora applicata, indispensabile però per gli sviluppi ulteriori dell'Unione.

Ma, a proposito di Grecia e di Mar Egeo, valga anche un'altra osservazione. Non solo la Grecia va modernizzandosi come dimostra la sua politica di autonomia nei rapporti con la Chiesa Ortodossa (vedi l'episodio delle carte di identità nuove), ma anche i rapporti con la Turchia, tradizionalmente conflittuali, vanno ora evolvendo verso un clima positivo. E adesso sembra rispondere anche la Turchia pur dopo la recente vittoria elettorale degli islamici « moderati» ben guidati da Taid Erdosan.

Avvicinarsi all'Europa Unita è già di per se stesso un incentivo a buon senso e a tolleranza. C'è una specie di “stato di grazia europeo» di cui beneficiano coloro che sono membri dell'Unione o che vi aspirano. Certo, il precedente Irlanda-Ulster-Gran Bretagna (e non solo esso) ci autorizza a pensarlo e lo conferma il fatto che se pochi anni or sono la Grecia rifiutava consenso al negoziato tra Turchia ed Unione Europea, oggi la stessa Grecia non vi si oppone affatto. La Turchia accetta con pazienza di rimandare il suo negoziato con l'Unione al 2005 e, già abolita la pena di morte, si impegna sugli ammodernamenti suggeriti dall'Unione, preme sulla parte di Cipro ancora sotto suo controllo perché non faccia ostacolo all'ingresso dell'Isola nella Comunità.

Si comincia a capire che aderire all'Europa significa accettare tolleranza, diritti umani, democrazia, fare cioè propri valori che consentono mediazione giuridica nei contrasti, pace e non violenza tra i popoli. Valori europei che danno un senso storico fondamentale anche a quel pur delicato «allargamento» della Comunità che già ne porta i membri a venticinque. Valori che, testimoniati, danno funzione nuova a quel nostro continente che dopo avere incendiato il mondo con le sue guerre nazionali, fa ormai vera politica di pace oltre che offrire, con la sua esperienza, un modello sociale nel quale si armonizzano l'economia competitiva di mercato produttrice di ricchezza ed un benessere sociale che Testimonia migliore distribuzione di essa tra i cittadini. Torse è questa, d'altronde, la funzione nuova che la Storia chiede all'Europa verso il Mondo.

Ma l'allargamento dell'Unione, che forse non si fermerà agli attuali membri, rendiamocene conto sin d'ora, richiederà chiarezza di indirizzi politici, maggiore unità e coscienza di nuovi oneri che ci impediranno di accontentarci di quanto fatto finora., oltre che rinuncia graduale a «idola» (direbbe Bacone) che ancora ci insidiano con una superata retorica del «nazionale». Una Comunità allargata, per non decadere, dovrà d'urgenza avviare la «cooperazione rafforzata» per entrare in nuove competenze comunitarie, allargandosi a Paesi già vittime dello «snaturamento» di regimi comunisti (e la difficile «unificazione» che pesa oggi sulla Germania insegna...) richiederà sforzo finanziario maggiore ai comunitari benestanti e vera liberalizzazione degli scambi.

E quanto ad “idola” non ha senso ufficializzare nell'Unione Europea 24 lingue come si è deciso al vertice di Coopenhagen per vieto nazionalismo, quando a ragione suggeriamo ai giovani di imparare l'inglese ed il francese; non ha senso ridurre il bilancio dell'agricoltura europea per aumentare le spese per interpreti e traduttori dei tanti idiomi quando il Nord Europa parla ormai inglese. E quanto a fiorilegi burocratici, non ha senso inondarci di migliaia di direttive che, non sempre europeizzando l'essenziale, vorrebbero uniformare anche il giorno settimanale di riposo delle singole nazioni.

Pace nell'Egeo, stato di grazia europeo, allargamento dell'Unione ben vengano dunque... Ma purché sappiamo essere europei sul serio almeno sugli impegni essenziali del comune futuro.


On. Mario Pedini
27 gennaio 2003




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