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di Mario Pedini Abbiamo apprezzato il centro- sinistra per la sua condotta durante la guerra dei Balcani. Imparzialità vuole che si appoggi il centro destra oggi per il suo atteggiamento nella politica atlantica ed europea. Nessun dubbio infatti che la “Carta di Roma” firmata in questi giorni dai Paesi Nato e dalla Russia rappresenta una positiva evoluzione nei rapporti russo-americani e avvicina la Russia all'Europa comunitaria stimolando ulteriori sviluppi. Ci avviciniamo così a quell'Europa dall'Atlantico agli Urali di cui parlava a suo tempo De Gaulle? Certamente e anche perché l'incontro Russia –Europa non sarà solo confronto commerciale, economico o militare come nel caso dell'America. Sarà anche incontro culturale in coerenza con una storia che dal 1600 in poi ha sovente coinvolto la Russia negli equilibri europei e ne ha fatto un antemurale contro le pressioni mongole prima ed islamiche poi verso il nostro continente. Giusto quindi inserire sulla vocazione anche europea di Mosca. Facciamolo però con saggia gradualità. Fu Aldo Moro che in un momento delicato per l'Italia mi disse: “Una volta individuate le vie della storia occorre immettersi in esse…Diffida però di coloro che per percorrerle schiacciano l'acceleratore e fidati invece di coloro che sanno ben adoperare il freno”. Aveva ragione e il suo ragionamento calza bene anche oggi come metodo per ben organizzare l'attuale avvicinamento tra Oriente e Occidente. Anche oggi cioè temperiamo con prudenza riflessiva i pur comprensibili e certo meritevoli entusiasmi del nostro Governo. Così soprattutto per quanto riguarda i rapporti con la Russia e la Nato che per ora, per quanto dettato dalla Carta di Roma, sono rapporti non di compartecipazione ma di paritaria dignità nell'informarsi su temi di interesse comune e sui quali è bene per tutti che siano concordate le decisioni operative. Ciò ancor più quando sfide comuni e ben serie incombono su ambedue le maggiori presenze del mondo, quali oggi il terrorismo e in un domani forse non lontano i rischi dell'ambiente o gli effetti anche politici della secessione dei poveri già in atto in tanta parte del globo. Ma andare oltre, e se mai lo si voglia? Stiamoci attenti! Prima di tutto un coinvolgimento sostanziale della Russia nella Nato potrebbe scatenare a Mosca quei militari, e non sono pochi, che mal digeriscono la politica estera di Putin e l'accusano di cedimenti verso l'America. In secondo luogo, non dimentichiamo il cosiddetto “Mondo Nuovo” che ai tempi di Tito e di Nehru si dichiarava non allineato ma, in sostanza antiamericano, e vedeva nell'Urss la sua potenza di riferimento e il suo protettore. E' vero che l'Urss non c'è più…ma è vero anche che la caduta del “Muro” non lo ha certo reso disponibile ai valori e agli interessi dell'Occidente. A chi si rivolgerebbe oggi quel mondo se non ad una Cina che, favorita anche dalla crisi esistenziale del Giappone, è già di fatto grande potenza e antidoto dell'Occidente anche per cultura e modello politico? Geografia e storia fanno in realtà della Russia una potenza euro-asiatica. Profittiamo anche nell'interesse dell'Occidente di questa sua posizione sostanzialmente mediatrice utile agli equilibri di un mondo che andrebbe contro natura se volesse diventare uniforme ma nel quale si deve cooperare al di sopra delle diversità su problemi essenziali comuni. Diverso invece forse il tema del rapporto tra Unione Europea e Russia. L'avvicinamento, pur graduale e a lungo termine, è nell'ordine naturale delle cose soprattutto dopo che l'unificazione della Germania ci ha quasi reso confinanti. Certo l'Unione Europea e con essa l'America hanno reagito male alla storica caduta del “Muro” e alla fine dell'Urss. A differenza dell'America del dopoguerra promotrice del piano Marshall non si è capito che occorreva raccogliere tutto l'Est dell'Europa in una zona globale liberalizzata indotta a cooperare in unità così come fu dei Paesi beneficiari del Piano Marshall. E non si capì che solo dopo un'esperienza unitaria o almeno associativa, poteva venir meno il momento del vero ingresso nella nostra Unione Europea. Forse anche perché impressionati dal fatto che la Russia è pur sempre potenza nucleare, non ci siamo resi conto che la sola liberalizzazione politica ed economica avrebbe creato, come di fatto creò, più delusioni che vantaggi. Oggi, forse, paghiamo questo errore con l'obbligo di affrontare comunque, anche se non ben preparato, l'allargamento dell'Unione Europea all'Est non senza rischi e senza grandi leaders. Certo che proprio tale allargamento ormai inevitabile imporrà già di per sé stesso una filosofia nuova nei rapporti tra Unione Europea e Russia e avvierà una cooperazione ben più sostanziale di quella sinora promossa. Già il mercato energetico ci avvicina, perché la Russia, dati anche i terremoti del Medio Oriente e al nervosa ricerca americana di aree petrolifere nuove, sta diventando naturale fornitore di energia che noi avremo interesse a difendere e privilegiare. Ma oltre a ciò, e poiché le relazioni tra i popoli non si esauriscono solo nei pur importanti accordi commerciali? Col tempo e se la Russia, come sembra, ritroverà peso e stabilità, non mancheranno di emergere tra Russai ed Europa affinità culturali che discendono anche da antica storia, da radici cristiane, da comune esperienza sofferta, ma anche costruttiva, di contatto con quel mondo islamico che oggi preme intorno a noi e che ha fatto storia di Mediterraneo per l'Europa e di Caucaso e di Asia per la Russia. Né manca tra Europa comunitaria e odierna Russia un'altra affinità:la preoccupazione, pur in società diverse per evoluzione e per storia, di rendere la competizione economica imposta dalla globalizzazione, compatibile con una progressiva giustizia distributiva a beneficio del popolo. E forse tra la Russia ed Europa va affermandosi anche una concezione non dissimile del rapporto da instaurare con il Mondo nuovo emergente che preme per un ordine internazionale nuovo. Ingresso dunque graduale della Russia nell'Unione europea? Non corriamo! La storia cammina con la sua velocità che non è la nostra. Forse essa va solo offrendoci motivi fondati per credere che un'Europa che vada allargandosi abbia anche un compito:quello nell'interesse anche dell'America, di essere mediatrice verso quel Mondo dei poveri che pur va recuperato all'ordine pacifico del Globo. Una mediazione comunque urgente!
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