|
Documento redatto alla vigilia del vertice europeo di Laeken del 14 dicembre 2001 Dopo i tragici fatti dell'11 settembre anche l'Unione Europea è a rischio. Nata e cresciuta nelle crisi, nella crisi essa può naufragare. L'Unione Europea non potrà rispondere alla sfida del terrorismo internazionale se non parlando con una sola voce e mostrandosi capace di corrispondere alla viva aspirazione dei popoli di veder svolgere all'Europa un ruolo di maggior rilievo. La sfida dell'allargamento, che restituisce all'Europa una parte irrinunciabile della propria geografia e della propria storia, può essere vinta solo rafforzando le istituzioni comuni ed evitando così il rischio di trasformare l'Unione in una semplice zona di libero scambio, quale essa non è mai stata, ma quale essa diverrà in assenza di riforme incisive. Solo un'Europa forte e unita può influire sulle politiche del pianeta e insieme garantire la nostra sicurezza. E' necessario e urgente dotare l'Unione di una struttura che la renda infine capace di decidere e di esprimersi con una sola voce nei settori di propria competenza, sulla base del principio di sussidiarietà che tutela la realtà storica e attuale degli Stati nazionali. E' necessaria e urgente la creazione di un vero governo europeo, capace di agire con autorità, efficacia, rapidità, legittimità. E' necessario e urgente stabilire il principio del voto a maggioranza come garanzia delle istituzioni e come condizione di un'effettiva capacità di decisione e di azione. Solo questo, nulla di meno di questo è necessario per far raggiungere all'Unione lo stadio dell'irreversibilità. La Convenzione che dovrà predisporre la riforma istituzionale e costituzionale dell'Unione costituisce - in virtù della sua larga rappresentatività nazionale ed europea il foro adeguato per conseguire questo traguardo: a condizione che il mandato ad essa conferito dai governi sia sufficientemente ambizioso. Nel 1950, nel 1957, nel 1976, nel 1986, nel 1992 i governi e i Parlamenti nazionali dei Paesi decisi a far avanzare la costruzione dell'Europa hanno saputo ogni volta trovare la risposta alle sfide che la Storia poneva al nostro continente. Noi, che abbiamo esercitato a varie riprese le responsabilità del potere, eravamo ben coscienti che l'opera rimaneva incompiuta. Oggi ciò che abbiamo costruito è in pericolo. La stessa unione economica e monetaria esige che il cammino verso l'unione politica - che costituisce la ragione prima e profonda alla base dell'integrazione del nostro continente - non venga ancora una volta differito. Questa transizione avrebbe potuto durare decenni. Il corso della Storia ha imposto un ritmo diverso. A voi, massimi responsabili politici oggi al potere, a voi Capi di Stato e di governo che compongono il Consiglio europeo incombe il compito esaltante di compiere il passo decisivo verso l'Unione. Per l'Europa, domani potrebbe ormai essere tardi. Giulio Andreotti, Raymond Barre, Carl Bildt, John Bruton, Anibal Cavaco Silva, Jean Luc Dehaene, Felipe Gonzalez, Roy Jenkins, Alain Juppé, Helmut Kohl, Wilfried Martens, Michel Rocard, Jacques Santer, Helnut Schmidt, Franz Vranitzky [tratto dal quotidiano "La Stampa" del 15/12/2001]
|