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di Mario Pedini Il noto scrittore libanese e islamico Amin Maalouf ha scritto di invidiare ai cattolici due opportunità ignote alla sua religione: quella di avere un “pontefice” che, autorità di riferimento per tutti i fedeli, garantisce unità di dottrina e quella di indire “concili ecumenici” che, di tanto in tanto, consentono alla Chiesa di adattare la dottrina di Fede, al mutare dei tempi e della società . D'accordo! Vorrei anzi dire che con simile modello si può oggi leggere pure la dinamica dell'Unione Europea. La “Conversione Europea” solamente avviata in questi giorni a Bruxelles per l'imponenza della sua agenda, ricorda infatti un poco gli antichi “Concili” della Chiesa….anche se, ahimè, quanto a pontefici europei, scomparsi di grandi “padri fondatori” degli anni 50 e leaders come Mitterand, Delors, Kohl…non si può dire che l'Europa sia in una stagione particolarmente brillante. Sa comunque di “concilio ecumenico” il fatto che l'Unione sinora realizzata vada aggiornata e di molto, al contesto storico in cui viviamo. E se l'allargamento ai paesi dell'Est basta da solo a giustificare la revisione delle Istituzioni del Trattato di Roma, se l'euro ormai adottato richiede un suo governo non solo tecnico, vi è oggi anche una ben difficile situazione mondiale che impone all'Europa, per il suo futuro, di guardare al Mondo, di influire sul monopolio americano, di saggiamente meditare. E “conciliare” appare in verità la “Convenzione” anche perché nella sua struttura è rappresentato tutto il popolo europeo; dalla Commissione esecutiva di Bruxelles, al Parlamento europeo, ai Governi membri, ai paesi candidati all'ingresso, ai Parlamenti e alle forze sociali delle singole nazioni. Dunque un potenziale popolo europeo che anche sembra oggi più che mai legato ai destini dell'Unione dopo che l'euro è stato messo concretamente in circolazione e fa identità europea verso il mondo. Che cosa augurare dunque ai protagonisti della “Convenzione”? Di riuscire con realismo e senza lasciarsi tentare da pericolosi bizantinismi, da aggiornare la Comunità e le sue istituzioni ai tempi nuovi ed agli impegni che da essi discendono a cominciare dal suo allargamento dai quindici membri attuali ai venticinque (e alla lunga forse trenta) del domani. Impegno ben delicato se solo ci si rende conto che le diverse condizioni economiche, sociali, e politiche tra antichi membri della famiglia comunitaria ed aspiranti ad entrare in essa potrebbero anche innescare paralisi da allargamento se si volesse una grande Unione rigidamente strutturata (ed è proprio per questo che auspichiamo che la “convenzione” rilanci quella cooperazione rafforzata già prevista che deve consentire ai Paesi membri che ne siano maturi di avviare l'Unione su settori nuovi cui altri accederanno solo più tardi e se lo vorranno). Ma era inevitabile, ci si può chiedere, questo allargamento in una comunità pur articolata ma non a sufficienza rafforzata? Certo rischioso se valutato solo come risposta ad un impegno assunto.Positivo invece se visto come passo importante verso un'Europa unita che, oggi ancora utopia, può essere realtà domani. Una realtà certo lenta da costruire sia perché non si cancellano in pochi decenni divisioni di secoli, sia perché non sempre la Storia offre stimolo forte al nostro cammino unitario. Il passato? Ci dice infatti che il progetto di unità europea è ricorrente nella stiro del nostro Continente, dalla “Repubblica Christiana” del Medioevo alla proposta degli umanisti rinascimentali, al pacifismo illuministico e Kantiano, all'europeismo del romanticismo e del progetto proletario e sociale. Ma la storia ci dice anche che l'idea europea si rafforza quando la crisi dei valori di riferimento insidia il Continente. Un esempio tra tanti? L'europeismo degli anni del primo dopoguerra di Versailles, quando sul fallimento del mundialismo wilsoniano trova forza la proposta Di Briand e Strassemann. Il rilancio europeista dei nostri anno'50 quando, inun continente distrutto dalla guerra, rinascono e con successo i progetti unitari di cui oggi beneficiamo. Ebbene, un propellente oggi per un'Unione che allarghi ormai al Continente? Credo proprio quella caduta del Muro di Berlino che ha chiuso il secolo XX e ha cancellato il dominio comunista dell'Urss sull'Europa dell'Est. Un avvenimento cui l'Occidente non ha saputo rispondere e che innesca oggi forse crisi di inadeguatezza del cosiddetto mondo libero. L'allargamento dell'Unione Europea dell'Est? Vediamolo dunque come risposta tardiva a tanto avvenimento e come passo obbligato perché l'Europa unita possa assumere pieno ruolo propulsore e nel contempo mediare con prestigio nelle vicende del mondo. L'alternativa? Pur con l'Euro, l'emarginazione nostra dalla storia rischiosa ma esaltante del futuro. Ecco il perché dell'augurio sincero ma preoccupato di successo al “Concilio- Convenzione” che ormai avvia i suoi lavori a Bruxelles. on. Mario Pedini 11 marzo 2002 (articolo pubblicato sul quotidiano Giornale di Brescia del 11/3/2002)
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