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di Mario Pedini
Ipotesi! La visita calorosa di Bush a Madrid in verità è la conferma del concreto interesse che l'America ha a collaborare con la Spagna in quel continente latino-americano ove la mondializzazione "parla spagnolo", ove si sviluppa un grande mercato di investimento e di consumo e dove, fallite le dittature protette dalla CIA o sostenute da Mosca, si cerca oggi un modello di sviluppo che si ispiri certo a pragmatismo ma che, considerato anche il risveglio in atto del mondo "indio", esalti anche i valori civili e cristiani di stampo europeo. Facile in ogni caso prevedere nel futuro, e a vantaggio anche dell'Europa, un rapporto privilegiao USA-Spagna in quel "subcontinente" cui proprio l'Europa mediterranea molto ha dato. D'altronde la Spagna "moderata" di Aznar è al lavoro ovunque e mobilita le più varie opportunità per affermare i suoi interessi. Guardate come gli imprenditori e i diplomatici spagnoli mettono oggi a frutto commerciale nel Maghreb quella cultura "iberico-islamica" che, discesa dagli Ommayadi di Damasco e influenzata da Bisanzio, ha fatto "rinascimento" a Siviglia, Cordoba, Granada, ha influenzato tutto il Nordafrica e qualcosa ha dato anche all'Europa gotica! Ammettiamolo: oggi la Spagna preme su tutti i mercati e, come già l'Italia degli anni '60, si vanta nell'Unione Europea, di un suo "miracolo", di una crescita che certo è stimolata da un suo specifico propellente: la stabilità politica interna gestita, pur nelle difficoltà dell'ETA, con una serietà che fa credito internazionale. Un credito che ha consentito in questi anni a Madrid di insediare uomini suoi alla guida di importanti e influenti organismi europei e mondiali. Non c'è da meravigliarci se presto o tardi la Spagna aspirerà al suo posto in quel "Gruppo degli Otto" che per ora guidano il mondo. E proprio per la sua posizione mediterranea la Spagna è già concorrente dell'Italia. I dati oggettivi, il peso economico e sociale, l'europeismo e l'internazionalismo acquisito confermano certo tuttora un chiaro primato dell'Italia. Ma quanto a stile nel gestire la cosa pubblica, quanto a coesione nazionale e a coerenza politica, ammettiamolo, già oggi la Spagna "moderata" qualche lezione ce la può dare approfittando anche di quella "genetica storica" cui è sempre bene guardare quando si fa politica. La storia della Spagna infatti storia di una nazione che solo gradualmente ha unificato i suoi non pochi regni per esigenze economiche ma ancora più per una vocazione "crociata" che la contrappose all'Islam senza però cancellare le marcate identità regionali. L'Italia invece pur madre di una cultura, di una finanza e di un Rinascimento che hanno dettato legge all'Europa, è giunta alla sua unità nazionale più per stimoli esterni che per vocazione interna. Le polifonie locali l'hanno dominata, comunali e signorili al Nord, burocratiche e spesso straniere al Sud. E al loro contrasto politico ha concorso il conflitto dei due Soli danteschi, l'Impero e il Papato. La Spagna, espulso l'Islam è subito stato "unitario" tanto da vincolare al suo disegno la stessa Chiesa cattolica. E la "conquista" del mondo nuovo, il primato politico sull'Europa hanno poi dato agli andalusi, ai valenciani, ai catalani, ai castigliani, agli aragonesi l'orgoglio superbo e proclamato dell"hispanidad". Un'hispanidad che nobilita l'identità locale che fa gloria, che brilla per la sua arte e la sua letteratura. E nei tempi recenti pur tanto difficili per gli spagnoli il transito equilibrato dalla dittatura franchista alla democrazia europeizzante è saggiamente affidato ad una monarchia di antica storia. Un transito favorevole a moderazione. Perché se l'esperienza franchista pur conclusa senza la tragedia, come in Italia, di una guerra perduta, ha sterilizzato in Spagna ogni nostalgia reazionaria, il ricordo della tragica guerra civile del '36 e della dittatura comunista ha consentito alla sinistra spagnola di rifiutare quegli estremismi che hanno messo a rischio, altrove, rinascenti democrazie. La Spagna europea dunque? Certo pronta per un ruolo mediterraneo da gestire con la Francia e l'Italia. Certo capace, anche per le sue proiezioni verso l'America Latina, di un ruolo significativo nel concerto internazionale. Certo nel suo attuale sistema politico, matura a saggio governo socialmente aperto ma nel contempo garante di ordine democratico. Un concorrente dunque per l'Italia, alla lunga, se anche l'Italia dopo i mirabili successi non vorrà correggere demagogiche degenerazioni, facilismi irresponsabili e se, anche a correzione di sue carenze storiche, non rafforzerà la sua indubbia e mirabile fantasia creativa, con deciso senso di unità nazionale, con precisa serietà di amministrazione, con meditata lungimiranza politica. Sen. Mario Pedini (articolo pubblicato sul quotidiano Giornale di Brescia del 21/6/2001)
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