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di Carlo Alberto Ciocci Il crescente dilagare del terrorismo internazionale con atti di inaudita ferocia, stragi e devastazioni, sembra aver scosso l'Europa (e, speriamo non solo a parole), per uscire da una troppo lunga situazione di stallo, al fine di dotarsi di una marcia in più, con interventi decisivi e terapie efficaci a far prevalere la supremazia del diritto. Lo stesso discorso vale per l'Onu che, negli ultimi tempi non è stato in grado di influire in modo risolutivo sui problemi politici del mondo. Opportunamente, Giovanni Paolo II, nel suo recente messaggio per la Giornata mondiale della pace, ha ritenuto di formulare l'auspicio perché “l'organizzazione delle Nazioni Unite si elevi sempre più dallo stadio freddo di istituzione di tipo amministrativo a quello di centro morale, in cui tutte le nazioni del mondo si sentano a casa loro, sviluppando la comune coscienza di essere, per così dire, una famiglia di nazioni”. Per un Europa più unita e per una sollecita approvazione della Costituzione comune, si è reso deciso sostenitore il Presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, osservando che “alle stragi, ai misfatti miserandi di forsennati terroristi, l'Unione europea deve reagire rafforzando la sua coesione e portando a conclusione la presente fase di progresso istituzionale”. Nessun giudizio critico (e non poteva essere altrimenti), da parte di Ciampi nei Governo italiano, il quale ha fatto tutto il possibile perché tale Trattato (che istituisce una Costituzione per l'Europa) fosse approvato nella fase conclusiva di presidenza di turno dell'UE (dicembre 2003), ma l'invito a ritrovare slancio ideale e volontà politica, superando i contrasti, per spingere a favore della nuova Costituzione europea. Anche perché, il prossimo 13 giugno, oltre 400 milioni di europei, appartenenti a 25 paesi, si recheranno alle urne per eleggere 736 deputati al Parlamento europeo di Strasburgo. Sarebbe stato un fatto altamente significativo se per questa importante consultazione, l'UE si fosse presentata ai cittadini con la nuova Costituzione, consentendo loro di discutere, valutare e prendere coscienza di un documento che dovrà essere di guida alle future generazioni, oltre a rappresentare uno strumento politico indispensabile alla lotta contro il terrorismo. Purtroppo (e saremmo ben lieti se i fatti dovessero smentirci), ben difficilmente ciò avverrà. Resta solo la consolazione che dopo il fallimento del Vertice di Bruxelles di metà dicembre 2003, significativi pentimenti si sono verificati, nel senso che è stato riconosciuto da più parti che si era persa un'occasione importante, a causa di risentimenti e di incertezze, proprio quando l'approvazione della Convenzione avrebbe potuto mettere un punto fermo per una stagione di grandi passi in avanti. A favore di ciò hanno giocato disagi evidenti, un “governo” europeo rimasto nell'ombra, le polemiche sul sistema di voto in Consiglio, come previsto nella “bozza” del Presidente della Convenzione Valery Giscard d'Estaing (la cosiddetta “doppia maggioranza”), le divergenze pro e contro l'intervento militare degli Usa in Iraq, il persistere di alcuni Stati e di varie correnti di opinione che rifiutano l'Europa federale in quanto non ammettono alcuna forma di autorità sovrannazionale… E tutto questo avveniva proprio nel momento in cui la lotta al terrorismo compiva un risolutivo passo in avanti liberando gli iracheni dalla spietata dittatura, più che trentennale, di Saddam Husseim. Anche coloro che a suo tempo, si erano dichiarati contrari al non condivisibile intervento militare in Iraq, dovrebbero però rendersi conto che, attualmente, non è persistendo nell'equivoco del “pacifismo” a senso unico, inviando messaggi sbagliati, chiedendo il ritiro dei contingenti umanitari e di pace da quel paese (spagnoli, britannici, italiani, giapponesi, polacchi, ed altri ancora), o indicando come nemico prioritario gli Usa, che si potrà fermare il terrorismo operante contro l'Occidente. Tutti dovremmo ricordare che la pace non è solo in discussione quando ci sono di mezzo gli Usa. Se, infatti, dovesse prevalere questa logica, questo atteggiamento di quasi arrendevolezza nei confronti del terrorismo, si otterrebbe l'unico scopo di fare il gioco dei nemici della nostra civiltà, consentendo loro di operare con maggiore determinazione, in quanto convinti che la “strategia del massacro sia pagante”. I messaggi di Osama Ben Laden e dei gruppi legati ad Al Qaeda ne sono una evidente dimostrazione. L'Europa deve perciò decidersi a prendere una chiara posizione politica con l'altrettanto chiaro coinvolgimento dell'Onu, nella consapevolezza che l'abbandono dell'Iraq al suo destino produrrebbe soltanto caos non soltanto in quel paese ma nel resto del mondo. L'Europa unita non può assolutamente venir meno al suo fondamentale principio del “modello sociale” fondato sulla sussidiarietà e sulla solidarietà. On. Carlo Alberto Ciocci 3 aprile 2004
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