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Discorso pronunciato dall'on. Dario Antoniozzi al convegno organizzato dall'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani l'8 novembre 2000 E' intendimento della Associazione preparare una serie di quaderni documentativi per argomenti che raccolgano notizie e memorie sulla storia della D.C. A tal fine è stato predisposto il testo del discorso tenuto dall'on. Antoniozzi nel novembre del 2000. * * * Cari amici, un cordiale saluto a voi tutti ed un ringraziamento sincero all'Associazione organizzatrice di questo incontro per l'onore che mi ha dato affidandomi la relazione sul tema del Partito Popolare Europeo. Desidero inoltre complimentarmi con i promotori dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani. A me sembra indovinata l'idea di un luogo di incontro di tutti coloro che hanno creduto, operato e votato per il Partito che ha assicurato al nostro Paese la rinascita, dopo il dramma della seconda guerra mondiale, con lo sviluppo, la pace e la democrazia secondo le nostre linee programmatiche. E' questa dell'Associazione un'occasione che non nasconde il sospetto di creare un altro cespuglio concorrenziale che superando le rivalità - vuole dare corpo alla giusta collocazione storica del nostro movimento. Ciò contro i tentativi, politicamente interessati, di quanti vorrebbero celare nelle nebbie dell'oblio o, peggio, della contestazione, 50 anni luminosi della storia d'Italia di cui siamo stati protagonisti con il consenso della maggior parte del popolo italiano, in costante collegamento con le forze politiche e le realtà sociali, culturali, spirituali ed economiche che con noi hanno condiviso le linee fondamentali dell'azione interna, europea ed internazionale della Democrazia Cristiana. Il tema di oggi ci porterà a parlare del Partito Popolare Europeo, cioè delle iniziative che sono seguite a quelle altamente meritorie delle NEI (Nouvelles équipes internazionali) e della UEDC. Anzitutto parliamo delle origini del PPE e delle ragioni per cui si giunse alla sua costituzione. Ve ne parlo come persona che da Vice Segretario Nazionale DC delegato alle relazioni internazionali ebbe il compito di occuparsi di questa complessa materia, complessa perché richiedeva una forte azione per creare convergenze non facili, per quanto ricorderò appresso. Fondammo il PPE il 29 aprile 1976 e l'atto costitutivo reca, per l'Italia, le firme del sottoscritto come capo della delegazione DC, dell'amico Angelo Bernassola illustre esperto internazionale e del Sen. Peter Brugger del Sud Tiroler Volkspartei. Eleggemmo Presidente Tindemans ed io fui il suo vice per alcuni anni. L'avanzare del cammino europeo richiedeva decisioni a livello dei partiti. Anzitutto per un motivo di coerenza politica e strutturale: mentre dall'inizio degli anni 50 già con la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) poi soprattutto col trattato di Roma del 1957 (che creava la Comunità Economica Europea, poi C.E.) e nei successivi atti fondamentali si avviava una collaborazione degli Stati in ruoli sopranazionali, appariva incoerente che i partiti nazionali, promotori di tali azioni politiche, non si strutturassero nello stesso modo, almeno per le funzioni europee. Vi era poi una seconda ragione anch'essa molto importante: la necessità di avere una pronta linea comune di lavoro dei DC negli organismi europei. Per comprendere meglio tutto ciò è bene ricordare che - fino al momento in cui non vi fu il PPE - i diversi partiti nazionali davano gli indirizzi operativi direttamente (e quasi sempre) ai loro rappresentanti nelle istituzioni europee. La mancanza di un coordinamento a tale livello creava spesso problemi di omogeneo e concorde cammino nei diversi momenti decisionali (mia lunga esperienza 1963 - 70 nel Cons. Ministri Agr. di Bruxelles cui partecipai circa 80 volte). Va opportunamente ricordato che pur essendo i partiti nazionali bene orientati sulle linee comuni di carattere generale decise nei trattati - linee che erano quelle fondamentali dei loro programmi - gli stessi partiti vivevano situazioni diverse in ragione della loro origine, della collocazione geografica o nazionale e delle principali correnti culturali, tradizionali e storiche. Per citare una delle più importanti differenze su ricordate va considerato che quando parliamo di partiti laici di ispirazione cristiana in Europa, parliamo dei cattolici non soltanto italiani, dei protestanti e luterani tedeschi e scandinavi, dei calvinisti olandesi e scozzesi, degli ortodossi greci, degli anglicani britannici e di tante altre minori ma altrettanto presenti realtà. Va anche ricordato - come autorevolmente affermato in vari documenti - l'influenza internazionale determinata da varie e diverse organizzazioni presenti ovunque. Ecco perché era assolutamente necessario un luogo di incontro, di riflessione, di coordinamento che desse ordine agli indirizzi da trasmettere agli operatori europei. Dopo un lungo lavoro di persuasione e di avvicinamenti si riuscì nell'intento e, nella data ricordata del 29/4/76 si costituì il Partito Popolare Europeo.
I partiti che sottoscrissero l'atto di fondazione furono: Il Programma fu varato subito nelle linee sintetiche, ebbe poi il suo sviluppo organico nel documento del I° Congresso del PPE del marzo 1978. Nel programma si affermava: "Noi, Partito Popolare Europeo, federazione dei partiti democratici cristiani della Comunità Europea, vogliamo l'unità dell'Europa". Furono gli statisti democratici cristiani Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, a porre le basi delle realizzazioni fino ad oggi conseguite. Noi proseguiamo la loro meritoria fatica. Siamo quindi fermamente determinati a continuare e a perfezionare nel medesimo spirito questo storico impegno, attraverso la creazione dell'Unione Europea. La nostra meta è una federazione dell'Europa, come proposta da Robert Schuman il 9 maggio 1950. Solo se unita l'Europa è in grado di preservare la sua identità, il suo diritto all'autodecisione e, al tempo stesso, i suoi ideali: libertà, solidarietà, giustizia, pace e democrazia. L'Unione Europea deve essere aperta a tutti quegli Stati europei che riconoscono questi principi e accettano l'obiettivo politico dell'Unità. La costruzione su basi federali è quindi la forma che consentirà all'Europa di unirsi mantenendo la diversità. Il compito di unire l'Europa e di realizzare una comunità libera, democratica, nella giustizia e nell'equità sociale è un impegno additato a tutti i cittadini europei, ma in primo luogo ai giovani la cui attiva partecipazione alla costruzione dell'Europa è indispensabile, perché essa è il loro avvenire. Le prime elezioni del Parlamento europeo a suffragio universale diretto rappresentano un progresso decisivo su questa strada.
Questa Europa avrà una sua identità: L'Unione Europea deve essere una Comunità costruita da tutte le forze democratiche e nella quale tutte possano liberamente esplicarsi. Perciò nessuna parte politica può pretendere di arrogare a sé sola la costruzione dell'Europa per imprimervi il suo modello di società. Chi compromette il pluralismo dell'Europa, compromette la sua libertà! L'Europa deve rimanere aperta nei confronti del mondo e a portare il suo irrinunciabile contributo alla lotta contro la fame, la povertà e la violenza per una vera pace nella libertà e nella giustizia. Noi fondiamo la nostra politica su una concezione dell'uomo che si ispira ai valori fondamentali del Cristianesimo e trova la sua espressione nella dignità, nella libertà inviolabile e inalienabile della persona umana nella sua responsabilità. Ciò presuppone l'uguaglianza nella diversità. L'impegno per la realizzazione di noi stessi e la consapevolezza della nostra imperfezione. Per poter realizzare se stesso l'uomo dipende dalla comunità; per questo motivo egli può attuarsi solo assumendo responsabilità per sé e per gli altri. Questa visione personalista dell'uomo informa il nostro concetto di libertà, giustizia e solidarietà, pluralismo e apertura, come basi della nostra società. In rispondenza a questa immagine dell'uomo noi esaltiamo il valore della famiglia; essa è insostituibile nell'educazione dei figli; favorisce lo sviluppo della persona, è pietra angolare della nostra società. Vogliamo tutelare i diritti e le libertà fondamentali dell'uomo, come base di ogni sviluppo personale dell'individuo e della costruzione di una società più giusta.
Noi vogliamo promuovere il loro rispetto in tutte le parti del mondo. Questi diritti e libertà sono sanciti nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo, sono inseriti nelle nostre costituzioni nazionali e sono solennemente riconfermati dalla Comunità Europea: La solidarietà che noi vogliamo attuare serve ad unire gli uomini e costituisce il presupposto della comunità. Essa si esprime in diritti e doveri. Ciascuno ha il diritto di svolgere una parte attiva nella comunità; ciascuno ha il dovere di contribuire secondo le sue forze affinché la comunità di tutti sia anche la comunità di ciascuno. La nostra politica sociale e di organizzazione della società è ispirata ai principi della solidarietà e della sussidiarietà. Da ciò consegue che viene fornito aiuto a chi assume le sue responsabilità e si impegna a realizzare la giustizia sociale. La comunità ha il compito di promuovere, nella misura del possibile, la responsabilità personale di ciascuno e delle libere organizzazioni. In questo spirito siamo pronti a lottare contro l'ingiustizia, la discriminazione e la povertà. I problemi sociali originati dalle disparità fra gruppi sociali, Regioni e Paesi, possono essere risolti soltanto mediante una politica europea della solidarietà e attraverso la trasformazione delle strutture. Ci sentiamo particolarmente responsabili verso i socialmente emarginati; anch'essi devono avere la possibilità di sviluppare la propria personalità e di partecipare al benessere e al progresso comune. Vogliamo rafforzare le istituzioni democratiche sul piano regionale e comunale, oltre a favorire il dialogo tra i cittadini e i responsabili sul piano politico. Vogliamo rafforzare la partecipazione dei gruppi sociali, senza che, peraltro, essi si sostituiscano agli organi costituzionali. Siamo inoltre favorevoli al più ampio decentramento politico; in base al principio della sussidiarietà tutto ciò che può essere meglio attuato e controllato a livello degli Stati membri, delle Regioni e dei Comuni, deve essere lasciato rispettivamente alla responsabilità di dette istanze. Deve essere particolarmente rinforzata l'autonomia comunale; essa offre ai cittadini le migliori possibilità di contribuire a determinare essi stessi le condizioni della vita e dell'ambiente locale. Chiunque, fra noi, ponesse a confronto queste linee con quelle di coloro che erano schierati altrove o diversamente, rileverebbe subito l'insanabile contrasto fra due mondi antitetici. I principi contenuti nel programma del 1978 sono stati solennemente confermati nei successivi congressi del PPE con adattamenti alle nuove realtà politiche e storiche nonché all'ampliamento delle convergenze verso l'Europa e verso il PPE, ma sempre rispettando le regole di base che avevano dato luogo alla sua fondazione. Dal 1979 ad oggi si sono svolti 13 congressi del PPE con cadenza quasi biennale. L'ultimo del febbraio 1999, svoltosi a Bruxelles, accese le sue luci sulla prospettiva del 2000.
Confermate le linee programmatiche fondamentali si concluse: La situazione odierna del PPE comprende 59 partiti e 29 Stati, tra i membri, associati ed osservatori mentre alla fondazione eravamo 7 Stati con 13 Partiti. All'inizio siamo stati i primi a costituire un partito europeo: forse perché ci credevamo più degli altri che realizzarono analoghe strutture molto tempo dopo. Adesso vi sono anche le iscrizioni individuali al PPE di Bruxelles. Oggi vi sono i gruppi del PPE in seno al Parlamento Europeo, al Consiglio d'Europa, al Comitato Europeo delle Regioni e siamo nella Internazionale D.C.
I Paesi membri: Austria (1 partito), Danimarca (2), Spagna (2), Belgio (2), Finlandia (1), Grecia (1), Islanda (1), Italia (8) compreso Sud-Tirol, Lussemburgo (1), Portogallo (1), Svezia (2). Si prepara ora il Congresso di Berlino del gennaio 2001. Nel progetto di risoluzione in fase preparatoria si sollecita l'avanzamento verso l'Europa politica, che elimini il deficit democratico delle sue più importanti istituzioni fra cui il Parlamento Europeo. Si evidenzia inoltre la sfida dell'allargamento dell'Unione, l'obiettivo dell'occupazione e della coesione sociale insistendo sulla difesa di alcuni valori fondamentali fra cui la libertà, le dignità della persona, la famiglia, la pace, la solidarietà, la sussidiarietà, la giustizia, la politica mediterranea, la legalità ecc. Problemi di fondo la politica estera e di difesa e sicurezza comuni. Ecco amici e colleghi un quadro sintetico sul tema proposto. Essere Europei è l'obiettivo che il P.P.E. pone ai cittadini del nostro continente. Il P.P.E. ha assolto in pieno la sua funzione istituzionale mettendo al servizio dell'Europa e del suo ulteriore cammino la forza delle sue idee che la maggior parte dell'opinione pubblica condivide. L'Europa è nel DNA del P.P.E. Altri che furono contrari e lo sono stati per molto tempo sono ora credibili? Il loro DNA è diverso, è contrario a questa Europa: è quello sconfitto con la caduta del MURO DI BERLINO! E' possibile mutare il DNA? Le regole della scienza lo negano! Può la politica rovesciare queste regole? E' molto difficile, malgrado i travestimenti che ci lasciano perplessi ed increduli! Soprattutto perché insieme al travestimento si è tentato e si tenta di cancellare tutto dei 50 anni che hanno creato l'Europa. Alcuni si sono fatti venire dei vuoti di memoria che ignorano chi l'ha proposta, decisa e costruita. In questi giorni abbiamo stucchevolmente sentito ripetere che ora l'Italia è entrata in Europa alludendo a Maastricht. E' una grossolana mistificazione di falsa propaganda! L'attuazione del Trattato di Maastricht era doverosa per il Governo italiano essendo un impegno politico e giuridico preso dal Parlamento italiano. Va ripetuto che l'Italia è entrata in questa Europa quando l'ha fondata, cioè 50 anni fa. Peraltro anche se non avessimo attuato questo pur importantissimo trattato non ne saremmo usciti: ricordiamo che la Gran Bretagna, la Danimarca, la Grecia, anche senza Maastrich sono rimaste in Europa. Così stando le cose v'è il sospetto - fondato - che certe affermazioni di europeismo di chi votò contro il trattato di Roma e successivamente, siano strumentali per tentare comunque di gestire il potere. Ecco perché noi D.C. ci riuniamo per affermare i nostri valori e per difenderli dai tentativi di contraffazione: tentativi proposti anche da sistematiche candidature di facciata, poi sostituite, nel corso dei lavori, dai veri protagonisti che hanno paura di mostrarsi con il loro vero volto fisico e politico. Il P.P.E. cammina nella prospettiva di essere sempre più forte - come è avvenuto con la crescita dei suoi primi 25 anni - sempre più forte nei consensi e nell'azione coerente come i fatti ed i dati ricordati dimostrano. Grazie. on. Dario Antoniozzi 8 novembre 2000
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