UN DOCUMENTO DELL'EPISCOPATO TEDESCO SUL REGIME DI HITLER

di Alcide De Gasperi


Negli anni Trenta, Alcide De Gasperi scrive per il periodico "L'Illustrazione Vaticana" articoli di commento nella rubrica "Cronache internazionali", con lo pseudonimo di Spectator. Si riporta uno dei brani di tali articoli, pubblicato il 16 settembre 1938, relativo alle prese di posizione dell'episcopato cattolico di Germania sul nazionalsocialismo e sul cristianesimo.

* * *

(...) Dal Reich trapelano notizie di persecuzioni. Un primo vescovo, mons. Sproll di Rothenburg, è stato cacciato manu armata dalla sua residenza.

Monumento meraviglioso di fede intrepida e documento d'una dignità senza pari è la lettera collettiva dell'episcopato germanico, radunato a Fulda fra il 16 e 19 agosto.

I vescovi, con tutta la responsabilità e con tutta l'autorità della loro carica, affermano il perdurare, anzi l'inasprirsi della lotta.
"Gli attacchi non sono divenuti per nulla più moderati e più sopportabili, ma piuttosto più acerbi e più violenti, scoprendo chiaramente gli scopi voluti. Si vuole cioè impedire e dissanguare la vita cattolica; ancor più, si vuole distruggere la Chiesa cattolica in mezzo al nostro popolo, e perfino sradicare lo stesso cristianesimo per introdurre una fede che colla vera fede divina e colla fede cristiana circa la vita futura non ha assolutamente nulla a che vedere".

Ma le chiese sono aperte, il culto è libero, oppone la stampa avversaria.

Ciò in parte è vero, dicono i vescovi, ma "si fa ogni sforzo, specialmente tra la goiventù e negli accampamenti, perché la frequenza alle chiese sia resa difficile e si condanna come contrario all'unità della nazione tutto ciò che è confessionale e si tiene lontano dalla vita pubblica ogni manifestazione religiosa. Si pensa in tal modo di ricacciarci nelle catacombe, ciò che dovrebbe essere il principio della fine".

Dopo un accenno agli attacchi di stampa, alle adulterazioni della storia in odio al cristianesimo, alla vieta accusa di filocomunismo, alle campagne contro il Papa, alla nuova legislazione matrimoniale, alle rappresaglie contro funzionari e studenti cattolici, ai processi riesumati e gonfiati, i vescovi concludono: "Apparisce sempre più manifesto che anche i circoli dirigenti non vogliono un vero e durevole accordo con la Chiesa Cattolica. O incompatibilità fondamentali impediscono un avvicinamento, oppure nello sviluppo degli avvenimenti ha preso la mano una corrente che vuole la fine della Chiesa e non già la pace o almeno una sopportabile convivenza fra Chiesa e Stato".

Constatata la profondità del dissidio, i vescovi germanici fanno però a questo punto una dichiarazione così francamente coraggiosa da strappare l'ammirazione a tutto il mondo:

"Sia, però, adesso e per sempre dichiarato con tutta fermezza che noi vescovi cattolici tedeschi non compriamo il benessere o anche solo la sopportazione e la quiete col sacrificio del nostro patrimonio religioso, né cedendo sui diritti della Chiesa, né venendo meno al coraggio personale ed al carattere.
Noi vescovi cattolici tedeschi sappiamo che cosa è la Chiesa: l'istituzione di Gesù Cristo, il più santo di tutti gli uomini ed eterno Figlio di Dio, il regno salvifico di Nostro Signore, fondato sulla roccia di Pietro ed i Pontefici suoi successori, la sede della verità e della grazia, l'unica potenza spirituale che resiste da duemila anni, nonostante tutti gli attacchi esterni ed interni e che resisterà per tutti i tempi avvenire, perché per essa vale la parola divina: Le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa".

Segue poi nella pastorale la parte più specialmente dottrinale, nella quale si polemizza colle teorie razziste che vogliono creare un "Dio tedesco", contro il naturalismo, per cui non si parla che dei compiti dell'al di qua, senza pensare all'al di là, e contro il materialismo della vita. Durante quest'argomentazione vigorosa balzano in luce periodi come questi:

"Si è veramente così accecati da sperare una completa e pronta estinzione del sole cristiano nel popolo tedesco mediante decreti e la forza materiale ? Ciò può pensare solo uno stolto, che non conosce la storia del cristianesimo, né la sua luce e calore, tuttora integri, come ignora la tendenza innata dell'uomo verso l'ultima Verità e l'intima pace.
Se noi, vescovi cattolici, con coraggio apostolico apertamente chiediamo di terminare finalmente la lotta contro il cristianesimo, serbiamo gli interessi della patria e della nazione non meno che gli interessi della nostra fede.
In ogni modo noi ricordiamo, inflessibili, la parola dello Spirito Santo: Nessuno può porre altra base oltre quella che c'è, Gesù Cristo (I° Cor., 3-11). Ciò vale per ogni singolo uomo e vale per il nostro popolo.
Noi conosciamo il quarto comandamento che ci obbliga all'obbedienza, in ogni caso lecita, verso lo Stato e verso l'Autorità dello Stato, comandamento che trova, peraltro, il suo completamento nelle parole dell'Apostolo: Bisogna ubbidire a Dio più che agli uomini (Atti degli Apostoli, 5, 29)".

Il mirabile documento termina coll'invito ad invocare da Dio la virtù della fortezza, specie per la gioventù della quale però i vescovi si lodano altissimamente, perché affermano innanzi al mondo ch'essa "in gran numero rimane magnificamente fedele ed eroica".

Conviene dire che la gravità del momento ha trovato in Germania gli uomini che sanno degnamente sopportarlo. Leggendo queste apostoliche parole, passa nelle nostre anime come un fremito di ammirazione e di fierezza e le folle devote che le avranno ascoltate in migliaia di chiese, in Baviera, sul Reno, nella Slesia, nella Diaspora, avranno avuto tra le lagrime il presentimento dell'immancabile vittoria.

(...)


Alcide De Gasperi

[articolo del 16 settembre 1938, tratto dalla rubrica "Cronache Internazionali" del periodico "L'Illustrazione Vaticana", scritte da Alcide De Gasperi sotto lo pseudonimo di Spectator]




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