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* * * UNA DIASPORA SENZA CONFINI? E' corretto distinguere tra cattolici e democratici cristiani. I cattolici professano una fede che attraversa i secoli e i continenti. I d.c. promuovono un'idea dello Stato e della Società in circostanze storiche determinate e in peculiari realtà territoriali. L'esperienza democristiana nel secondo dopoguerra del secolo XX in Italia viene sbrigativamente risolta nell'età dell'unità politica dei cattolici. La DC federò politicamente la maggioranza dei cattolici e la gestì sul piano dell'unità elettorale. Un'operazione di questa qualità, di quelle dimensioni, in quel tempo, produsse una cultura che si definì anche nello scontro, o nella collaborazione, con altre culture e ideologie, ferma sempre la scelta di campo della libertà, della democrazia e dello sviluppo sociale. Non esiste una nostalgia della DC. Matura, invece, il convincimento che il vuoto provocato dalla sua romanzesca scomparsa non sia stato colmato. La DC fu grande perché seppe assumersi la responsabilità di colmare il vuoto costituzionale, politico e sociale che la sconfitta militare nella seconda guerra mondiale aveva aperto nella Nazione. L'unità dei cattolici fu la condizione che rese possibile quella operazione politica. Non a caso l'unità della DC fu fortemente sostenuta da uomini, anche molto diversi fra loro, che si chiamavano Alcide De Gasperi, Amintore Fanfani e Aldo Moro. Un Vescovo di alto prestigio qual è Mons. Alessandro Maggiolini ci dice che oggi la gerarchia ecclesiastica non benedice gagliardetti di parte e neppure si schiera "esplicitamente" per precise forme politiche. Anche la gerarchia ecclesiastica gode di libertà politica. "Toscna Oggi" è un autorevole settimanale cattolico. Sembra al suo valoroso direttore (e forse non solo a lui) che "i cattolici abbiano operato o subito una selezione a seconda degli schieramenti in cui militano o per i quali votano, dando origine a polemiche spesso astiose, che finiscono per dividere la stssa comunità ecclesiale". Io credo che sia vero perché così doveva essere (e sarà) nella diaspora senza confini. E la diaspora non ha confini perché alla cultura politica democristiana i movimenti cattolici hanno sostituito la cultura del servizio sociale. E così sono diventati una struttura di servizio anche sul piano elettorale. Altra fu, in una grande e drammatica vicenda storica, la presenza dei democratici cristiani. Forse di questo si potrebbe legittimamente avere nostalgia. La nostalgia non ha però la forza di alimentare la speranza. On. Ivo Butini Co-Presidente dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani [articolo tratto dal numero zero della rivista "Controluce" dell'Associazione consiglieri regionali onorari della Toscana]
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