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di Carlo Alberto Ciocci e Massimo Curatolo Al Partito Popolare, abbiamo già scritto in precedenti articoli, aderirono molti componenti e sostenitori che generalmente provenivano dal mondo cattolico. Soprattutto nel Centro e nel Meridione d'Italia, la cui derivazione cristiana era forte, il pensiero ideologico ispiratrice del movimento sturziano continua ad accogliere nelle sue fila non solo semplici sostenitori e cittadini ma, i maggiori adepti sono soprattutto da annoverare tra i locali movimenti cattolici formati all'inizio del secolo. Soprattutto a Roma un notevole numero di iscritti provengono da organizzazioni vicine al Vaticano che, nate precedentemente per ragioni ideologiche diverse, con la formazione e la crescita su tutta la nazione di un vero partito politico di ispirazione cristiana, vengono ora a perdere parte della loro originaria ideologia ispiratrice. Si assiste pertanto da parte di alcune di esse ad una presa di posizione e diffidenza nei confronti del Partito Popolare. Tra le organizzazione presenti in questo particolare periodo storico, è opportuno ricordare “l'Unione Elettorale Cattolica” che, nata ai primi del secolo esclusivamente come organizzazione dei cattolici per le elezioni, viene ora esautorata nelle sue stesse fondamenta e quindi viene a perdere ogni ragione di vita. E' perciò, sciolta il 30 gennaio 1919. Altra organizzazione cattolica di notevole influenza, è la Società della Gioventù Cattolica Italiana. Da parte di questo movimento si continua a mantenere le opportune distanze dal partito popolare, nonostante gli elogi ed i plausi che allo stesso partito popolare vengono rivolti dai rappresentanti del movimento. La caratteristica comune ideologica a tutti questi movimenti, d'altra parte, è l'essere cristiani laici e trovare in questa comune filosofia, lo stato e le dimensioni delle vocazione del cristianesimo, il cui impegno ed il fine ultimo non può che condurre ad una vocazione comunitaria, creando unità in tutta la stessa Chiesa e nelle organizzazione che la circondano. E' questa un'idea antica che già da tempo ha preso forma a Bologna con il nome di Società della Gioventù Cattolica Italiana, per iniziativa di alcuni giovani, tra i quali ricordiamo Mario Fani e Giovanni Acquaderni. Siamo infatti nel 1868, all'indomani dell'Unità d'Italia ed ancora non sono chiusi i problemi tra il Papa e lo Stato Italiano. Intorno a questi circoli si radunano molti giovani con un comune programma racchiuso nelle celebri tre parole: Preghiera, Azione, Sacrificio ed espressi in una concreta testimonianza laicale fatta di devozione alla S. Sede, studio della religione, vita cristiana ed esercizio della carità. Nel 1908 nasce inoltre L'Unione Donne Cattoliche ad opera di M. Cristina Giustiniani Bandini, il cui fine ispiratore è quello della formazione dei giovani e, successivamente nel 1918 la Gioventù Femminile di Ac ad opera di Armida Barelli.
Ed ancora nel 1922 assistiamo alla formazione dell'organizzazione unitaria denominata “Federazione Degli Uomini Cattolici”, preludio al primo Statuto del 1923 che vedrà l'Azione Cattolica formata da: L'avv. Paolo Pericoli, Presidente del Consiglio Superiore della Società così, infatti, si esprime nei confronti dei popolari: “Il sorgere di un organismo nuovo che per sua natura e per gli scopi, non può non richiamare tutta l'attenzione dei giovani, richiede indubbiamente che siano definiti i rapporti di esso e la nostra organizzazione…..Dalla sua fondazione, cioè dall'anno 1868, la Società nostra ha adempiuto ad un duplice compito di preservazione della gioventù dalle correnti del male e di formazione e preparazione di essa….Ora se così fu fino ad oggi, il sorgere del Partito Popolare non può variare affatto la nostra linea di condotta….In luogo della Unione Elettorale Cattolica, che non fa parte delle organizzazioni ufficiali dei cattolici italiani, sorge esuberante di vita e ricco di promesse il partito Popolare, che ha dinnanzi a sé orizzonti assai più vasti di quelli della Unione elettorale…La Gioventù Cattolica Italiana non ha, quindi, legami di sorta col partito Popolare….La Gioventù Cattolica Italiana saluta con entusiasmo il partito, ma da esso si mantiene assolutamente distinta….Al partito Popolare Italiano i nostri giovani dopo un'accurata e forte preparazione religiosa, morale e sociale potranno dare, se lo vorranno, individualmente il loro nome ed il loro generoso operare” (Paolo Pericoli, “La Società della Gioventù Cattolica Italiana e il Partito Popolare Italiano” in “Gioventù Italica” del 31 gennaio 1919). In definitiva da parte dell'Azione Cattolica si cerca di mantenere una certa distanza dal movimento partitico dei cattolici, anche se non si ha nulla in contrario acchè uomini appartenenti ad essa siano anche iscritti al partito popolare. Anzi c'è proprio da considerare che, nell'ambito romano, la maggioranza degli iscritti alla sezione romana del partito popolare militavano o milita nell' azione cattolica. Ma tale convergenza non va comunque confusa come una biunivocità di intenti tra le due componenti. Anzi più tardi con l'evoluzione del fascismo si noterà che, quando il partito popolare si avvicinerà questo, determinando un abbandono del Vaticano, si ottiene anche da parte dell'azione cattolica una posizione antitetica e quasi di scontro con il partito popolare. L'analisi storica del perché molti uomini appartenenti ad organizzazioni cattoliche abbiano trovato, politicamente, il naturale sbocco nel partito popolare è comunque ovvio. Infatti il partito popolare, pur rifiutando la etichetta di “cattolico”, proprio per le sue origini cristiane, politiche e filosofiche, non può che rappresentare il movimento di confluenza di tutti i giovani provenienti da strutture religiose e cattoliche che non trovavano nel mondo politico altri partiti di identica ispirazione. Carlo Alberto Ciocci e Massimo Curatolo febbraio 2004
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