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In questa visione, l'alleanza politica e di governo tra DC e PCI avrebbe rappresentato una sorta di compimento definitivo del processo democratico italiano. Ed il rapimento e l'uccisione di Moro nel 1978 avrebbe avuto come obiettivo la conclusione traumatica e drammatica di quel processo. Una variante della suddetta analisi vorrebbe portare l'individuazione degli "interessati" a questa fine traumatica dell'alleanza tra DC e PCI addirittura a Washington: la solita stampa e pubblicistica italiana che individua nei cosiddetti "ambienti della CIA" i mandanti di qualunque cosa sia avvenuta in Italia.
In esso si racconta l'esperienza italiana come ambasciatore del professore alla Columbia University chiamato da Carter a guidare una delle ambasciate più critiche in Europa: per l'Italia sono gli anni del terrorismo, della solidarietà nazionale con il PCI, del rapimento di Moro, degli euromissili. Gardner sostiene che in tutti i suoi colloqui avuti con Moro (furono complessivamente quattro), il leader democristiano escluse la volontà di arrivare ad una alleanza politica con il PCI. L'analisi di Moro consisteva nel trovare le forme possibili per una convivenza tra la Democrazia cristiana ed il Partito comunista con la finalità di "logorarlo" ed arrivare ad una nuova situazione elettorale che vedesse il PCI perdere la sua forza e la DC recuperare il suo ruolo preminente sul governo nazionale. Tutto ciò avvenne effettivamente con le elezioni politiche del 1979. Purtroppo senza Moro, barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse. Si riportano i brani del libro di Gardner relativi agli incontri con Moro. PRIMO INCONTRO: 14 APRILE 1977 Dopo le elezioni politiche del 1976, i due vincitori delle elezioni furono la DC ed il PCI: la DC rimase infatti il partito di maggioranza relativa del Paese, il PCI ebbe una grande avanzata elettorale immaginando alla vigilia delle elezioni di realizzare addirittura il "sorpasso". In questa situazione, fu varato un "governo delle astensioni" costituito da un monocolore democristiano guidato da Giulio Andreotti. Anche il PCI votò l'astensione: fu una "non sfiducia" verso il governo. Scrive l'ambasciatore Gardner: "Il mio primo incontro con Aldo Moro - ne avrei avuti in tutto quattro, prima della sua tragica morte - avvenne il 14 aprile nel suo ufficio privato, alle 9 di sera. Era una strana ora per incontrarsi, ma Moro la mattina di solito dormiva e lavorava di pomeriggio e di notte. Discutemmo per un'ora e mezza e, malgrado il giudizio di Kissinger, Moro parlò con chiarezza e senza ambiguità. Mi disse che i democristiani e i comunisti si trovavano in una posizione "scomoda", e che ci sarebbero voluti forse due anni prima di arrivare a una chiarificazione. Il trucco stava nel conservare il fragile equilibrio esistente senza dover ricorrere a nuove elezioni, che avrebbero potuto avere risultati negativi. Ciò significava trovare espedienti per "soddisfare" le pressioni dei comunisti, che pretendevano ulteriori concessioni. Pressioni che diventavano più forti a causa della linea dura mantenuta dal segretario del PCI, Enrico Berlinguer. Moro escluse categoricamente la possibilità che la DC avrebbe accettato un'alleanza politica con il PCI. Sebbene il vocabolario e la struttura delle frasi impiegate da Moro fossero più complessi di quelli della maggior parte degli altri uomini politici italiani che ho avuto occasione di incontrare, il suo pensiero su questi temi fu espresso in modo assolutamente chiaro" SECONDO INCONTRO: 5 NOVEMBRE 1977 L'Italia viene coinvolta in una ondata di attentati terroristici, e la pressione del Partito comunista per entrare nel governo inizia ad essere sempre più forte:
"Significativamente, il tema del terrorismo occupò in gran parte un incontro che ebbi con Aldo Moro il 5 novembre, alla vigilia della mia partenza per Washington. Ritenevo essenziale parlare con il più importante uomo politico del paese per poter discutere le sue opinioni con i miei colleghi nel governo americano. Moro sembrava avere un oscuro presentimento del suo destino. Il terrorismo, disse, rappresentato dalle Brigate Rosse, era in quel momento il principale pericolo per il futuro politico dell'Italia, e un'incontrollata escalation del disordine pubblico avrebbe potuto rendere impossibile opporsi alla richiesta di una partecipazione del PCI nel governo allo scopo di porre fine alla violenza. Moro era convinto che il terrorismo avesse un carattere "politico" e "internazionale", e che godesse quasi certamente di appoggi "all'Est", con ogni probabilità attraverso la Cecoslovacchia. Sebbene i legami fossero oscuri, era convinto che il terrorismo tedesco e quello italiano fossero strettamente collegati. Non a caso, a suo avviso, il terrorismo stava cercando di scardinare le società democratiche sulla frontiera Est-Ovest. Per lottare contro questa grave minaccia alla sua nazione, Moro rivolse un accorato appello per una maggiore cooperazione degli Stati Uniti con i servizi di sicurezza italiani. TERZO INCONTRO: 21 DICEMBRE 1977 L'amministrazione americana è molto preoccupata della situazione italiana. La crisi economica e le severe misure di austerità stentano a decolalre, il terrorismo insanguina le strade delle maggiori città del Paese, e il rischio dell'ingresso dei comunisti nel governo di una Paese della NATO preoccupa molto l'ambasciatore Gardner. Per meglio preparare le consultazioni a Washington, l'ambasciatore incontra vari esponenti politici:
"Quella stessa sera, completai la mia serie di consultazioni ad alto livello con una visita ad Aldo Moro nel suo ufficio privato. Il nostro colloquio durò un'ora e mezzo. Cominciai ribadendo la netta opposizione degli Stati Uniti a una partecipazione del PCI nel governo italiano. Moro disse che comprendeva la nostra posizione e condivideva le nostre preoccupazioni, ma la situazione era di una "atroce semplicità". Il PCI aveva deciso di far cadere il governo Andreotti, probabilmente votando contro la legge finanziaria a metà gennaio. Per la DC si trattava ora di scegliere fra nuove elezioni, che non avrebbero quasi sicuramente risolto nulla, e una soluzione negoziata in grado di soddisfare le principali richieste del PCI, facendo entrare i comunisti nella maggioranza parlamentare insieme ai socialisti e ai liberali, in appoggio a un governo formato dalla DC, dai repubblicani e dai socialdemocratici. Moro riteneva che i parlamentari della DC si sarebbero opposti a qualsiasi ulteriore concessione e che la DC non poteva rischiare una spaccatura nel partito. QUARTO INCONTRO: 2 FEBBRAIO 1978 Siamo in piena crisi di governo. Il PCI ha ritirato l'appoggio al governo Andreotti e vuole entrare nel governo. Su questo scenario si svolge l'ultimo incontro tra Moro e l'ambasciatore Gardner: "Benché in quei giorni i leader politici italiani fossero completamente assorbiti dai tentativi di risolvere la crisi di governo, e io avessi pochi contatti con loro, il 2 febbraio riuscii a vedere Aldo Moro. Era destinato a essere l'ultimo dei nostri incontri. Meno di un mese e mezzo dopo, l'uomo politico fu rapito e quindi, due mesi più tardi, assassinato. Quando lo incontrai era all'apice della sua potenza. Per lo più ci si aspettava che, nel giro di un anno, sarebbe succeduto a Leone come presidente della Repubblica. In quel momento stava mantenendo in vita praticamente da solo i delicati negoziati tra i democristiani e i comunisti per la risoluzione della crisi politica. Moro mi disse che non vedeva all'orizzonte nessuna soluzione alla crisi di governo: le posizioni dei vari partiti erano così lontane che il divario sembrava incolmabile. La formula programmatica che Andreotti stava cercando di negoziare appariva inaccettabile tanto al gruppo parlamentare della DC quanto a quello del PCI. Moro continuava ad opporsi alla possibilità delle elezioni perché, a suo giudizio, avrebbero determinato un ulteriore indebolimento dei partiti più piccoli e quindi lasciato meno spazio di manovra per risolvere la situazione politica del paese. Riteneva che fosse nevessario guadagnare altro tempo. Ci sarebbe voluto almeno un anno per creare un clima elettorale in cui il PCI avrebbe subito una pesante sconfitta e la DC una netta vittoria. Il trucco stava nel trovare un modo per tenere il PCI in una maggioranza parlamentare senza farlo entrare nel Consiglio dei ministri. Colsi l'opportunità per spiegare a Moro le ragioni di fondo della nostra dichiarazione del 12 gennaio [in questa dichiarazione, l'amministrazione Carter esprime la sua posizione sfavorevole a vedere la partecipazione di partiti comunisti nei governi dei paesi alleati dell'Europa occidentale, ndr]. Gli assicurai che non esisteva nessuna divisione all'interno dell'amministrazione Carter a proposito di questa dichiarazione, che aveva anche un ampio sostegno da parte del Congresso. Moro accolse le mie spiegazioni ed espressa la sua comprensione per la nostra iniziativa. Non fece né critiche né rimostranze. L'incontro fu molto cordiale e amichevole" democraticicristiani.it(F.B.) 27 settembre 2004
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