IL QUADRO
Gli anni del decennio 1970-1980 furono gli anni del terrorismo dilagante, di destra e di sinistra. In una situazione di progressiva crisi economica si ebbero lotte sindacali roventi.
Nel 1974 si tenne il referendum contro la legge che aveva introdotto il divorzio e già si annunciavano le lotte per l'introduzione dell'aborto legale.
La DC fu sconfitta nel referendum sul divorzio.
Nel 1975 le elezioni regionali (quando votarono per la prima volta i diciottenni) registrarono una consistente avanzata delle sinistre.
Il 22 luglio del 1975, il Consiglio Nazionale della DC respinse il documento di approvazione della relazione del Segretario Amintore Fanfani, presentato da Ivo Butini.
Venne eletto alla Segreteria del Partito Benigno Zaccagnini, un amico di Moro, al momento Presidente del suo Quarto Governo (novembre 1974 - gennaio 1976).
Dal 18 al 24 marzo 1976 si celebrò a Roma il XIV Congresso Nazionale della DC, uno dei più combattuti nella storia del Partito.
Aldo Moro presiedeva il suo Quinto Governo, che durò dal febbraio al luglio 1976, comprendendo le elezioni politiche del 20 giugno 1976, per la seconda volta anticipate.
Il XIV Congresso Nazionale si concluse con un appassionato confronto tra Benigno Zaccagnini e Arnaldo Forlani per l'elezione alla Segreteria Politica. Vinse Zaccagnini col 51,57% dei voti contro il 48,43% di Forlani.
Il Quinto Governo Moro era un monocolore DC con due ministri tecnici: Francesco Paolo Bonifacio alla Giustizia e Gaetano Stammati alle Finanze.
Dovette affrontare lo scandalo Lockheed (fornitura di aerei), la questione dell'aborto e una ostinata inflazione.
Il 3 maggio il Presidente della Repubblica Leone sciolse le Camere.
Alcuni intellettuali cattolici si candidarono come indipendenti nelle liste comuniste.
La DC temette il sorpasso del PCI.
Dopo una campagna elettorale affannata e confusa la DC mantenne sul PCI un vantaggio del 4,3%.
Nel luglio 1976 Giulio Andreotti formò il suo Terzo Governo, il tredicesimo governo monocolore della DC.
Il PCI assunse un atteggiamento di "non sfiducia". La crisi economica si aggravava e cresceva l'attacco terrorista.
Nell'ottobre Moro fu eletto Presidente del Consiglio Nazionale della DC.
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IL TESTO DELL'ARTICOLO: "E' TORNATO MORO"
Attraverso una doppia votazione ed un primo rifiuto spettacolari, l'on. Moro è tornato alla ribalta politica, assumendo la Presidenza del Consiglio Nazionale della DC.
Qualcuno ha detto che l'on. Moro è stato chiamato ad assumere le funzioni di sovrintendente della DC.
In questa osservazione c'è qualcosa di vero. Nei confronti dell'on. Moro il Partito aveva un debito di riconoscenza, perché fu l'on. Moro a volere e guidare sapientemente la campagna elettorale politica.
Nei confronti dell'on. Moro il Partito aveva pure un dovere di riguardo, per l'indubbia statura politica dell'uomo, la larga esperienza, la riconosciuta capacità di riflessione.
Ma riconoscenza e riguardo non sono poi virtù ampiamente diffuse quanto forse consentirebbe un alto costume civile.
E' probabile che all'on. Moro si sia pensato in un frangente difficile, con un Partito senza strategie di riserva, davanti al crescente nervosismo dell'elettorato per la crisi economica e istituzionale e per il rischio dell'intesa con il PCI.
In questo caso spetta all'on. Moro restituire alla DC le ragioni e gli scopi della sua unità politica, affrontando il problema comunista che è diventato oramai la questione nazionale.
L'on. Moro viene dall'esperienza di centro-sinistra con qualche delusione: gli obiettivi strategici di quella politica non sono stati raggiunti.
Il partito socialista attraversa una delle fasi più difficili della sua storia; la socialdemocrazia è alla ricerca di una propria identità politica, che spera di riconoscere in quell'area socialista non ancora chiaramente individuata; il partito repubblicano tende a caratterizzarsi sempre più come forza critica dei modi che si usano per affrontare la crisi italiana.
Qualche ulteriore preoccupazione può inoltre venire dall'incontro dell'on. Craxi con l'on. Berlinguer.
All'apparenza, questo incontro allontana il recupero, peraltro assai difficile, della collaborazione con i socialisti mentre sembra riproporre un patto di consultazione tra socialisti e comunisti, che rappresenta indubbiamente una svolta nella situazione italiana dopo le elezioni del 20 giugno.
Qualcuno teme la eventualità che la DC possa essere ridotta all'opposizione e spesso si invoca il pericolo di un isolamento del partito per giustificare non il compromesso storico ma piccole e continue compromissioni con i comunisti, che sono più pericolose del compromesso storico perché non hanno animazione ideale e rappresentano un cedimento psicologico incapace di affrontare i costi di una strategia politica.
Ci pare che in questo quadro una funzione di sovrintendenza renderebbe statica la presenza dell'on. Moro e potrebbe aggravare i già precari equilibri politici del Paese.
Noi siamo tra coloro che ritengono l'on. Moro, per riflessione e per esperienza, capace di intendere quali sono i rischi della situazione e sufficientemente autorevole per tentare l'esplorazione non tanto di soluzioni alternative quanto di soluzioni meno instabili della presente.
Mutato quello che deve essere mutato, e con più ragione di quanta non appaia, l'on. Moro si trova press'a poco nella stessa situazione in cui trent'anni fa si trovò l'on. De Gasperi.
Fare confronti tra le persone è antipatico ed ogni vero uomo politico o statista ha tratti tutti originali che rendono ancor più impropri i paragoni. Ma nel ritorno dell'on. Moro ci resta difficile non leggere qualcosa che accomuna la situazione italiana, e quella della DC, a quanto tra il '45 e il '47 accadde in Italia. Con qualche differenza.
La tendenza politica è invertita, ed è questo un fatto fondamentale. Le forze politiche sono profondamente divise, qualche volta disgregate. Il quadro internazionale presenta incertezze e preoccupazioni, quali l'atteggiamento della Comunità Europea nei confronti dell'Italia. La DC non ha lo slancio di trent'anni fa. E forse l'on. Moro ha qualche difficoltà in più rispetto all'on. De Gasperi negli stessi rapporti interni di partito.
Se l'on. Moro ha un disegno, lo dispieghi; gode di stima e potrà godere di solidarietà. Ponga rapidamente mano a rimediare i guai della DC, si renda conto dello stato del Partito in periferia, del perché è difficile per la gente iscriversi al Partito, del perché troppe persone o si allontanano o non si avvicinano, del perché il Partito è politicamente disattento.
Nella sua qualità di Presidente del Consiglio Nazionale l'on. Moro deve aiutare coloro che vogliono affrontare e risolvere questi problemi.
Gli serve forse più la sua autorevolezza che la sua carica. Se questo fosse il suo disegno, noi gli auguriamo concretamente successo.
Ivo Butini
Ottobre 1976
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NOTE
Il mensile fiorentino "Democrazia Politica", diretto da Ivo Butini così commentò, sul n.6 dell'ottobre 1976, la elezione di Aldo Moro a Presidente del Consiglio Nazionale della DC.
"Democrazia Politica" fu un mensile fondato e diretto da Ivo Butini, oggi membro del Comitato di Presidenza dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani.
Fu edito a Firenze dall'Associazione per l'Iniziativa Culturale (AIC).
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