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di Ivo Butini Alcide De gasperi e Palmiro Togliatti furono avversari politici e si scontrarono, qualche volta anche volgarmente da parte di Togliatti. Ma si trattava di tattica, perché erano sostanzialmente d'accordo. Tant'è vero che oggi, nell'Ulivo, Togliatti e De Gasperi si possono ritrovare uniti e, naturalmente, in pace. Non è uno scherzo. E' un sottile filo nero che lega la confraternita dei comunisti post-stalinisti e quella dei cattolici-progressisti, ieri di sinistra, oggi di centro-sinistra, per ragioni di convivenza di fatto. Questo filo nero è emerso controluce a Trento in occasione della solenne celebrazione del conquantesimo anniversario della morte di Alcide De Gasperi, il 19 agosto. Il Presidente emerito della repubblica, Francesco Cossiga, se ne indispettì. Ma come! Fare di De Gasperi un padre dell'Ulivo? Inaccettabile! Secondo Cossiga "un De Gasperi ulivista o addirittura prodiano è un democristiano immaginario, che non è mai esistito. De Gasperi fu, inflessibilmente, contro l'Unione Sovietica e contro il comunismo, il primo a ricordarlo, oggi, se dovesse prendere la parola su di lui, sarebbe Palmiro Togliatti". Già, Palmiro Togliatti. Eccome se Togliatti prese la parola contro De Gasperi, accusandolo quasi di tutto: servilismo verso gli americani, di rito; e anche guerrafondaio, a causa dell'adesione al Patto Atlantico, patto di guerra; restauratore del capitalismo e del clericalismo, e quindi antipopolare e antidemocratico. Togliatti morì 10 anni dopo De Gasperi, a Yalta in Crimea, nell'agosto 1964. Fu colpito da un attacco di emorragia cerebrale mentre pronunciava in russo un discorso ai pionieri del luogo. Erra arrivato a piedi e parlava senza cappello sotto un solo cocente. Massimo Caprara, che è stato suo segretario, lascia intendere che ci fu, quasi, diciamo così, un'imprudenza sovietica. Anche il Segretario dei Democratici di sinistra, Piero Fassino, accosta De Gasperi e Togliatti nel Pantheon dei Padri della Repubblica. Di Togliatti, Piero Fassino mette in rilievo "una responsabilità terribile e incalcolabile": la diffidenza verso Krusciev e la destalinizzazione e l'atteggiamento sull'Ungheria nel 1956, quando esplose a Budapest la rivolta popolare anticomunista e antisovietica. Al filosofo Biagio De Giovanni queste critiche non sembrano sufficienti. Appaiono "come due errori, incastonati, per così dire, in una visione mirabile e compiuta sia della storia nazionale, sia delle forze che in essa si sono mosse, in grado di fare da sfondo a tutto ciò che viene dopo". Fino all'Ulivo e fino al triciclo? Di Giovanni precisa che nella ricostruzione di Piero Fassino manca una parola: "sconfitta". E' un parola chiave perché di Togliatti furono sconfitte "la sua visione strategica, la sua visione del secolo XX e delle lotte accanite che lo hanno distinto". Questa fu e rimane la storia. Lo scontro DC - PCI, lo scontro De Gasperi - Togliatti ci furono. E Togliatti fu sconfitto. L'anticomunismo democristiano fu democratico, il centrismo degasperiano fu riformista, il Patto Atlantico garantì la pace. Ma c'è un punto più delicato da ricordare, l'accusa a De Gasperi di avere attuato una politica clericale. Biagio Di Giovanni fa un'osservazione a proposito della "battaglia campale contro la collocazione occidentale dell'Italia" condotta dalla sinistra. E ritiene che le forme e le conseguenze di quella battaglia (incluse la democrazia progressiva e l'egemonia culturale) furono gravi "tanto più i un paese post-fascista, in cui la presenza storica del Vaticano aveva per suo conto segnato alcuni tratti di una cultura politico - istituzionale illiberale (o poco liberale) che solo la Democrazia Cristiana storica, almeno in certe sue componenti, ha contribuito più di altri a combattere". La sera del 19 agosto, a Borgo Val Sugana, lo storico Pietro Scoppola parlò di De Gasperi "fra passato e presente". Nell'occasione riconosceva che c'è un uso politico della storia. Chi scrive ne è convintissimo. A proposito della storia contemporanea (tutta la storia è storia contemporanea?) si pone un problema. Una generazione che ha vissuto fatti e conosciuto gli uomini è in grado di controllare l'uso politico della storia. Quelli che vengono dopo, la generazione dei giovani che rappresentano l'avvenire, sono invece corrotti dall'uso politico della storia, intellettualmente e moralmente. Alla conclusione della sua Lectio Magistralis, Pietro Scoppola pone domande, piuttosto che pronunciare affermazioni. De Gasperi è lontano, ma la sua ombra è lunga. "Perché" chiede Scoppola "un così profondo logoramento delle radici culturali e spirituali della vita politica italiana e in particolare della presenza cattolica nel nostro Paese? Perché un così pesante abbassamento di tono?". Già. Perché?
Ivo Butini
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