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Come gli studiosi inglesi Bolton King e Thomas Okey vedevano l'Italia (e i cattolici) nei primissimi anni del Novecento * * * SECONDA PARTE La forza dei cattolici in Italia " ... E' grandemente difficile il valutare con una qualche approssimazione di esattezza le forze dei Cattolici: la valutazione che ne fanno gli Italiani, è talmente turbata dalle passioni di partito che non è prudente darle troppa credenza.
La stessa parola "Cattolico" bisogna sia definita. In un certo senso tutta la gran maggioranza degli Italiani sono cattolici, come quelli che non sono né protestanti né ortodossi né ebrei: ovvero il termine si può limitare ai praticanti, cioè a quelli che regolarmente osservano i precetti del culto cattolico. Ogni calcolo delle forze cattoliche bisogna che cerchi di rispondere a questo quesito; fino a che punto, cioè, le due categorie ultime si confondano. Ambedue per altro, senza verun dubbio, sono andate parecchio decadendo nella seconda metà dello scorso secolo.
L'ostilità del Vaticano per l'Unità d'Italia, la difficoltà per gl'Italiani di essere a un tempo buoni cattolici e buoni cittadini, il diffondersi dell'indifferentismo, la generale laicizzazione della vita, - tutto ciò ha staccato un gran numero dalla Chiesa.
Le influenze sopraccennate hanno naturalmente agito più di tutto sulle classi colte, e a confessione degli stessi Cattolici, non si può negare che il Cattolicismo ha ora minor presa su di queste.
Gli artigiani nel Settentrione sono più divisi: qua e là, a Bergamo in particolar modo, i Cattolici hanno ancora un largo seguito; ma in quelle città, dove i Socialisti hanno delle forze, essi vanno perdendo terreno. Dove si riempiono le sale dei Socialisti, le chiese rimangono vuote, disse un sacerdote di Biella in un recente congresso cattolico.
Più considerevoli sono le loro forze fra i contadini; ma anche qui in vari punti si vanno indebolendo.
A ogni modo, accanto all'indifferentismo e alla ostilità delle classi colte e delle città, ci è un notevole risveglio dell'attività cattolica.
Frattanto gli ordini monastici sono cresciuti alle spese del clero secolare, grazie alla loro ricchezza, all'esser ricorsi al metodo degli affari e alla loro accortezza: il Vaticano ha fatto del suo meglio per cancellare ogni vestigio di pensiero liberale nel clero: e ambedue le tendenze accrescono, almeno pel momento, la efficacia della Chiesa come strumento di lotta, comunque sotto la superficie ardenti attriti ci siano fra i cattolici nazionali e gl'intransigenti. Ci è pure un'attiva e aspra stampa cattolica: le scuole cattoliche attirano i giovani delle alte e medie classi più dei licei e ginnasi dello Stato, e probabilmente a ragione: imponente calca di pellegrini mosse a Roma per l'Anno Santo del 1900. Fra questi contraddittori segni di forza e di debolezza è naturale che gli uni e gli altri, e clericali e liberi pensatori, gridino di aver guadagnato terreno; ed è di giorno in giorno più difficile tenersi in disparte o prendere una posizione media. Il movimento per la Chiesa Cattolica riformata, - che tanto prometteva negli anni tra il 1860 e il 1870 - è quasi completamente svanito: il Protestantitismo, malgrado ogni zelo e devozione, fa scarsi proseliti. E così probabilmente e clericali e liberi pensatori hanno guadagnato. Ma, qualunque delle due parti abbia effettivamente acquistato, la Chiesa Cattolica in ogni caso, in Italia, dà l'impressione di una potente forza, potente per la sua disciplina, per la sua abile condotta, spesso per le sue buone opere, e in fine, e più di tutto, per la debolezza del presente sistema di governo." [tratto dal libro "L'Italia di oggi", di Bolton King e Thomas Okey, la cui seconda edizione Laterza è del 1904]
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