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Come gli studiosi inglesi Bolton King e Thomas Okey vedevano l'Italia (e i cattolici) nei primissimi anni del Novecento * * * PRIMA PARTE Il non expedit e la partecipazione dei cattolici alla vita politica
Tutta la politica si riduce a un tentativo d'indebolire e screditare lo Stato mediante l'astensione disciplinata dei Cattolici dalla vita parlamentare. Secondo le parole degli apologisti cattolici, è questa una protesta continua contro lo stato di cose che nega al Pontefice la sua libertà. Inoltre, ciò contribuisce a soddisfare i Cattolici stranieri; e il Vaticano comprende bene che, ove per caso i Cattolici italiani partecipassero alla vita politica, cesserebbero tosto di accorarsi pel Potere Temporale. Il veto fu formulato nel 1883 dal Sacro Penitenziere, che riteneva sconveniente pei Cattolici il votare nelle elezioni politiche, benché aggiungesse che tutte le circostanze dovessero essere considerate prima che il votare divenisse un vero peccato. Nel 1895 il Papa espressamente proibì il voto ai Cattolici, e così il non conveniente (non expedit) divenne l'illecito. Se la regola fosse stata generalmente osservata, ne sarebbe sorto un serio pericolo per lo Stato; ma essa tentava l'impossibile. Uomini più savi, come il Manning, sempre protestarono contro di essa. La gran massa dei Cattolici italiani pensanti, che hanno a cuore il loro paese e non desiderano veder disfatta l'opera dell'Unità, soffrono vieppiù di ciò. Sembra loro un mero puntiglio il ritirarsi nelle loro tende, mentre ci sono quistioni di più urgente importanza da combattere in Parlamento; la educazione religiosa, il matrimonio civile, la lotta contro il Socialismo, qualche modifica forse alla Legge delle guarentigie. Alcuni dei più democratici accettano di malagrazia la parte che sembre un disprezzo per le istituzioni rappresentative. I preti, nel Mezzogiorno in particolar modo, hanno stretti legami colle autorità e si rivolgono al Deputato per favori e promozioni. I nobili cattolici sospirano gl'inviti a corte; nel mentre che la classe media cattolica desidera la sua parte dei pubblici uffici. La corruzione e l'influenza dei proprietari di terre hanno spesso maggior peso del veto dei preti. E così la politica dell'astensione è venuta meno su vasta scala. La quasi unanime opinione degli uomini di tutti i partiti porta a mostrare che, ad eccezione della forte posizione cattolica in provincia di Bergamo, il non expedit è scarsamente osservato, specialmente nel Mezzogiorno. Per le elezioni amministrative non ci è veto papale, e la proporzione di quelli che vanno alle urne non differisce grandemente nei due casi. Nel 1895 il 63% degli elettori iscritti votò nelle elezioni amministrative; e nelle ultime tre elezioni politiche votarono tra il 58 e il 59% degli iscritti e, nella maggior parte del Centro e del Mezzogiorno, fu più alta la proporzione nelle seconde che nelle prime. E' vero che in pochi casi, come a Novara e a Rovigo, dove l'Estrema Sinistra trionfò con i suoi candidati nelle elezioni politiche, il voto dei Clericali rese possibile ai Moderati di vincerli poco dopo nelle elezioni amministrative. Si dice che molti Cattolici si astengano per principio dal richiedere il voto politico; ma non è possibile provare il fatto, e a Bergamo, in ogni caso, i Cattolici hanno avuto cura di farsi iscrivere nelle liste. Dopo tutto, è impossibile evitare la conclusione, che tanto l'astensione quanto la mancata iscrizione sono dovute piuttosto a indifferenza che a obbedienza del veto papale. Nelle ultime elezioni pare che il non expedit sia stato osservato anche meno. Non ci è dubbio che fu chiesto al Papa di abbandonarlo, ma egli rifiutò: furono fatti ai Cattolici strenui appelli di non votare; ma l'ansia di sconfiggere i Socialisti era troppo forte, ed essi la pensarono come quel clericale di Torino, che disse nessun veto papale potergli impedire di portare acqua alla casa in fiamme. Un prete della diocesi di Cremona, Don Boldori, operò apertamente e con vigore a sconfiggere il candidato socialista, allo scopo "d'impedire l'irreligiosità e la immoralità", che seguono l'estendersi del Socialismo. Benché la stampa democratica cattolica attaccasse i Conservatori, pure molti giornali cattolici incitavano i loro lettori a votare per essi. A Palermo fu prestata una Chiesa pel comitato elettorale conservatore: a Torino, a Lecco, in Liguria, probabilmente in gran numero di collegi del Settentrione e in più grande ancora di quelli del Mezzogiorno, i Cattolici, e spesso i preti votarono e s'adoperarono pel candidato ministeriale. Don R. Murri ha stimato che i voti dei Cattolici in ben venti collegi volsero la sorte contro i candidati dell'Estrema Sinistra. Financo nella provincia di Bergamo le astensioni calarono dal 71 al 65%. Il non expedit è venuto meno al proposito di mettere lo Stato ai suoi piedi. Tutto ciò tende alla pace.
Dall'altra parte, vi hanno degli anticlericali che chiedono una nuova legislazione contro la Chiesa e ostacolano ogni passo del Governo verso la conciliazione. Ci è ancora molta asprezza fra gli estremi di ambo le parti. In un villaggio romagnolo una Società XX Settembre fa venire un pastore protestante a predicare in opposizione al prete cattolico: a Barletta, a un nuovo circolo cattolico sorge subito di fronte una loggia massonica. Ma fra i moderati di ambedue le parti è un crescente desiderio di pace. Dugentomila persone in questa città - ebbe a dire un eminente prelato di Genova - illuminerebbero le loro case per celebrare la conciliazione fra il Re e il Papa. In parlamento, dei ministri possono talvolta parlare di compromesso senza le antiche grida di disapprovazione; e sempre più va declinando l'opposizione all'insegnamento religioso nelle scuole.
La comune persecuzione poi del 1898 ha ingenerato come una certa simpatia fra i Socialisti ed i Cattolici progressisti. E al Vaticano ognuno, dal Papa in giù, tocca con mano quanto la Chiesa soffra dalla presente tensione. E già una considerevole mutua intesa esiste fra il Governo e il Vaticano. La polizia italiana e la vaticana operano di accordo in occasione delle celebrazioni papali in S. Pietro: per mezzo dell'attuale Regina madre fu combinato che nella Corte, durante l'Anno Santo, non ci dovessero essere festeggiamenti: il Governo ripristina i cappellani nella flotta: il Sacro Penitenziere permette che i Consigli comunali accettino dallo Stato concessioni di beni espropriati alla Chiesa, e che cancellino dai loro bilanci assegni alle chiese e ai preti; l'emigrazione è un terreno neutro su cui operano d'accordo e l'autorità civile e i preti; il Vaticano, a richiesta del Governo, toglie dall'Eritrea i missionari francesi e manda gl'italiani in vece loro; il prefetto di Udine, infine, organizza ufficilamente il pellegrinaggio cattolico a Roma. Ci è in tal guisa una buona intesa sempre in via di aumento; e in ogni caso, nelle faccende di natura pratica e non capitali, la battaglia è ad armi cortesi.
Ma che una delle due parti voglia formalmente rinunziare alle ostilità non sembra possibile. Il Crispi probabilmente fece del suo meglio nel 1887, e non riuscì: il Papato, d'altra parte, giammai abbandona esplicitamente una posizione e si riconosce in torto.
Non è pertanto improbabile che il novello Papa abolisca il non expedit: Leone è impegnato ad esso e non può abbandonarlo, ma gli argomenti di Don Boldori sembra abbiano fatto impressione anche a lui. Finché noi vivremo - si narra abbia detto all'ostinato prete - il non expedit sarà mantenuto: il nostro successore vedrà poi quel che convenga fare.
I Cristiani democratici desiderano di vedere in Parlamento un partito democratico cattolico: i conservatori già votano compatti coi Moderati. E con l'abolizione del non expedit sparirebbe l'ultima barriera per una definitiva alleanza, del gran corpo dei Cattolici e dei Conservatori. Vero è che un leggero avvicinamento ci è stato fra Socialisti e Cristiani democratici. Essi soffrirono insieme nel 1898; i Cristiani democratici, perseguitati dai vescovi, e i Socialisti, incalzati dal Governo, fecero causa comune, e alcuni dei Cristiani democratici caldamente secondarono l'Estrema Sinistra nella sua tattica ostruzionista del 1900 e si compiacquero dei suoi successi elettorali. Ma essi riconoscono così limpidamente come gli altri Cattolici, che il Socialismo è il nemico.
"Noi dobbiamo prendere il dinnanzi ai Socialisti, ovvero saremo annientati" - disse un oratore al Congresso cattolico di Ferrara. [tratto dal libro "L'Italia di oggi", di Bolton King e Thomas Okey, la cui seconda edizione Laterza è del 1904]
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