Approfitto [è il biografo che parla, ndr] di una pausa della conversazione per porre il quesito che mi ha spinto a venire qui:
'Nel nostro primo colloquio a Bonn mi colpì la sua osservazione che il mestiere dell'uomo politico non è davvero il più appropriato per un cristiano. Su questo punto mi sono a lungo tormentato: non v'è dunque alcuna possibilità di trasferire nella politica lo spirito del Vangelo? Vi si oppone forse la parola di Gesù: il mio Regno non è di questa terra?'.
Egli [Adenauer, ndr] mi guarda un momento di traverso, poi dice:
'Noi possediamo ragione e coscienza, entrambe donateci da Dio. In quanto io ne faccio uso come uomo politico, contribuisco così a far trionfare anche in questo mondo l'ordine voluto da Dio'.
E dopo una breve pausa:
'E' un deplorevole malinteso in cui cadono molti cristiani evangelici quello di credere che per noi cattolici la suprema istanza sia un'autorità ecclesiastica. Anche per noi la coscienza ha l'ultima parola, e in un conflitto io mi deciderei sempre seconda coscienza. E' la condotta che la Chiesa esige espressamente da noi'.
Sediamo su una panchina, mentre gli agenti di scorta sostano un po' in disparte. Adenauer riprende la sua professione di fede:
'Due massime mi hanno accompagnato per tutta la mia vita'.
Le cita in latino: una è di S.Agostino, e si può tradurre così:
'Senza riposo è il nostro cuore prima d'aver trovato riposo in te, Signore'.
L'altra, di Terenzio, dice:
'Nulla di umano mi è alieno'.
[tratto dal libro "Adenauer", di Paul Weymar, edizione Garzanti del 1956]