Agenzia di stampa democraticicristiani

UN BIPOLARISMO A QUATTRO MANI


Massimo Giannini, commentando la conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio, ha osservato (La Repubblica - 29 Dicembre) che l'evocazione ripetuta dell'esistenza di "due opposizioni", pur efficace, non è bastata a fugare l'impressione simmetrica che esistano "due maggioranze".

Nella lettera inviata al direttore del "Corriere della Sera" (26 novembre) il Segretario dell'UDC, Lorenzo Cesa, aveva osservato, tra l'altro:
a) gli italiani hanno votato Prodi per avere un governo di centro-sinistra;
b) gli italiani si ritrovano oggi con il governo più a sinistra d'Europa, più di Zapatero;
c) gli azionisti di riferimento del Presidente del Consiglio sono Diliberto e Rifondazione Comunista.

Se queste osservazioni fossero vere il Presidente del Consiglio avrebbe cambiato le carte in tavola sull'indirizzo politico-programmatico di governo, e questo giustificherebbe ampiamente quello che Cesa chiama e contesta "la versione populista ed emotiva del centro-destra speculando sui sentimenti". Anche a sinistra si è avuta in piazza una “versione populista ed emotiva del centro-destra speculando sui sentimenti". Speculazione sui sentimenti o dissenso d'indirizzo politico?

Ma le cose non stanno così. I comunisti erano nell'attuale maggioranza prima delle elezioni, avevano contribuito alla elaborazione del programma della Unione, hanno portato a Prodi una discreta dotazione di voti. Chi votava Prodi sapeva che cosa votava. E lo sapevano anche i moderati.

Lorenzo Cesa scrive che l'odio verso Berlusconi è il principale collante del centro-sinistra. L'odio è uno dei grandi motori della storia umana. Nel caso, ha prodotto il Blocco antiberlusconiano nel quale, secondo la tradizionale tattica dei comunisti, si è raccattato tutto purché fosse contro Berlusconi. E si continuerà a farlo.

Il Presidente del Consiglio è consapevole di questo e cinicamente sostiene che l'Unione voterà compatta perché sa "chi" verrebbe dopo una sua sconfitta parlamentare. Glielo dice anche l'umore del Paese. Per ora.

L'opposizione parlamentare educata (giustamente) che Cesa ha scelto dovrà elaborare una tattica incognita per far fronte all'arma della mozione di fiducia che Prodi ha larghissimamente usato, legittimamente e spregiudicatamente.

Se ne è accorto persino il Presidente della Repubblica. E se n'è lamentato.

Il quadro tecnico-politico che chiude il 2006 è chiaro: il sentimento popolare individua in Berlusconi l'opposizione più di quanto individui in Prodi il governo.

Eugenio Scalfari dice a Prodi che è inutile perdere tempo con i Seminari.

E' un po' ingeneroso perché dovrebbe capire le ragioni sentimentali e tattiche di Prodi per i Seminari. Scrive Scalfari (27 dicembre): "Qui si tratta di dare a Cesare non il consolato, ma la dittatura. Ma Prodi non è certo Cesare. Dà piuttosto l'immagine di un “parroco di campagna". Ecco. Nei panni di Scalfari non sarei, però, così tranquillo. Sono invece d'accordo quando egli dice che se in Italia qualcuno è impazzito "è la classe dirigente". Vasto problema. I metodi di formazione della classe dirigente sono stati annichiliti da tangentopoli.

I partiti proprietari e oligarchici che ne sono seguiti e le leggi elettorali funzionali alle oligarchie hanno creato una democrazia senza popolo e un Parlamento senza consenso. Auguri, caro Cesa.

Ivo Butini
Agenzia di stampa democraticicristiani
N. 1-2 2007



Torna all'archivio dell'Agenzia

Home Page