Agenzia di stampa democraticicristiani

RIMPIANTO DI UNA CLASSE POLITICA


Nell'ultimo intervento su queste pagine abbiamo sostenuto che, per una condivisione delle responsabilità (politiche) del nostro passato prossimo, esistono tutti o quasi tutti i tasselli del pertinente mosaico. Si è, inoltre, osservato che, nonostante la disponibilità di quest'ultimo e la sua intima connessione con la maturità e l'identità di un popolo, ci troviamo al cospetto di difficoltà enormi per il dovuto e definitivo approccio culturale ed istituzionale al problema. Situazione questa che impedisce, di fatto, anche lo studio, l'approfondimento e la discussione, nelle sedi a ciò preposte (scuola media superiore, università, istituti ed associazioni culturali, etc) dei vari temi coinvolti. Quali le ragioni? Rispondere non è semplice, anche perché i luoghi deputati non amano pronunciarsi su simili problematiche. Noi comunque osiamo, con le sintetiche argomentazioni che seguono, di dare qualche risposta, pur essendo ben consapevoli delle non poche difficoltà in agguato. Affiancandoci al pensiero di taluni esperti della materia, crediamo di poter affermare che una delle principali ragioni riguardanti lo “stallo” di cui sopra vada individuata nell'incrostazione, nell'opinione pubblica, di un convincimento propalato da una parte degli storici italiani, secondo cui, nella “era democristiana”, si è verificato il sopravvento della corruzione, si era vassalli degli Usa e la “gestione” effettiva del Paese era nelle mani sia dei servizi segreti (americani e parte “deviata” di quelli italiani) e sia dei cosiddetti “poteri forti”. E ciò senza mai tentare di dare la valenza che avrebbero meritato a storiche iniziative e decisioni parlamentari e governative, alle quali, spesso per evitare il peggio, sono state affiancate scelte di “salvifica” convivenza politica e partitica. Ciò porta anche a sottolineare il fatto che, nonostante tutto e tutti, lo sviluppo del Paese era una costante, la libertà e la democrazia erano assolute certezze. Come allora dare una spiegazione a questo complesso panorama? Possiamo ritenere che di certo ci sia quanto segue. Si tratta, cioè, di una situazione che può trovare collocazione solo nel clima che ha caratterizzato il lungo periodo della guerra fredda, dovendo anche ricordare che, al tempo e per effetto delle ideologie imperanti, una frontiera si era frapposta, in modo invisibile e pernicioso, in tutta a nostra società. Se si vuole, però, uscire da tale ottica e si vuole guardare con gli occhi di oggi, non si ha altra scelta se non quella di pensare che, pur essendo da anni finita la guerra in questione, alcuni dei nostri intellettuali inspiegabilmente non hanno smesso di combatterla. Ed hanno finito così con il fingere di non sapere che non c'è più la cortina di ferro e che è stato abbattuto anche il muro di Berlino.

Va osservato, inoltre, che l'incrostazione cui si è accennato è stata e continua ad essere favorita pure dall'atteggiamento di un settore ( che, in vero, va assottigliandosi) del nostro mondo politico. Questo, per varie ragioni –fra cui, in alcuni casi, coinvolgimenti personali o di propri “maestri”- non si è dimostrato finora molto pronto a riconoscere pubblicamente errori trascorsi, né l'infondatezza delle accuse su cui è stata costruita, nel circuito politico-pubblicistico e quindi nella società, una capillare disinformazione, facendo ritenere, come vere, false teorie. Ci riferiamo a quelle, per esempio, sulla “sovranità limitata”, sul cosiddetto “doppio-Stato” o alle coperture di tante menzogne , su vicende alle quali sono state associate inesistenti responsabilità governative e parlamentari. Ed il tutto senza menzionare i non pochi errori di alcuni ambiti dell'universo politico che ritengono propagandisticamente pagante servirsi di maldestri assiomi sull'attualità di ideologie che appartengono invece solo al passato. Ovviamente coloro (di ogni schieramento) che si ostinano ad utilizzare ancora tali strumentalizzazioni vogliono consapevolmente far finta di non accorgersi della realtà dell'oggi e rimanere comunque refrattari ad una valutazione “contestuale” dei fatti di ieri, così come imporrebbe una “sana” storiografia ed una leale visione del mondo in cui si vive. Ed inoltre aprioristicamente non tener conto delle sopravvenute e documentate “evidenze” – principalmente in sede Commissione parlamentare sul terrorismo (XIII Legislatura) ed in altri ambiti che hanno approfondito la ricerca sul periodo “famigerato”-, evidenze sulle quali promettiamo di soffermarci in altre occasioni.

Ma ciò che appare più inspiegabile, e si presenta come un vero e proprio paradosso, è che se è vero quanto finora evidenziato - e che, in modo diabolicamente machiavellico, ha portato alla “ghigliottina” molti dirigenti di intere aree politiche, risparmiando la stessa sorte, o una peggiore, a coloro che erano stati protagonisti degli ingenti finanziamenti sovietici, da valutare come causa scatenante del fenomeno perseguito dalla nostra magistratura - è altrettanto vero che, da qualche tempo, si va affacciando all'orizzonte non solo un “ricorso storico” (vds:questione morale) ma soprattutto sempre più netta la stagione del rimpianto della classe politica della Prima Repubblica.

Tutto ciò è di per se eloquente. Basta riflettere e poi agire per ridare al Paese un po' di quel tanto che gli è stato tolto da ambiti che spesso hanno preferito servirsi molto degli studi sul Diritto Privato e meno di quelli sul Diritto Pubblico. E' sufficiente, per chi ha responsabilità Pubbliche, dare la dovuta priorità a quest'ultimo e ce la faremo!

Vincenzo Manca
Agenzia di stampa democraticicristiani
N. 1-2 2006



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